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Museo di Villamaina: storia, archeologia e innovazione digitale

Elena Opromolla

Elena Opromolla

Ex docente di Lingua e letteratura italiana i miei interessi sono molteplici e spaziano dall'attualità, alle recensioni, dalla politica agli eventi culturali. Ho conseguito diversi premi letterari e ho partecipato a festival del libro nazionali e internazionali.

Visita al Museo Archeologico di Villamaina “Paolino Macchia” in Irpinia

Il Museo Archeologico di Villamaina “Paolino Macchia” in Irpinia, si configura come un vero e proprio gioiello architettonico all’avanguardia, in cui i reperti sono stati collocati lungo un percorso visivo, immersivo ed inclusivo, arricchito da supporti multimediali e tattili al fine di poter risultare fruibile proprio da tutti, abili e diversabili.

 

Il Museo, che aprirà al pubblico in presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nei primi mesi del 2026, è stato fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale, nelle persone del Primo Cittadino di Villamaina, Professore e Dirigente Scolastico Trunfio Nicola, e dell’Assessore alla Cultura Di Marino Giuseppe, consapevoli del valore storico del bacino archeologico del territorio di cui si occupano politicamente.

Il polo museale realizzato, capace di competere con strutture similari, presenti nelle principali capitali estere, è soprattutto la risultante di una visione politica a tutto tondo, che si è avvalsa delle elevate competenze scientifiche di professionisti di livello e che ha avuto come obiettivo la rivalutazione storica e archeologica di un’area ubicata tra la Valle d’Ansanto e le acque limpide del fiume Fredane.

L’antico borgo di Villamaina, conosciuto fin dall’antichità per il suo legame con la Mefite della Valle d’Ansanto , cantata da Publio Virgilio Marone nell’Eneide, ha saputo custodire la memoria del suo passato in cui si intrecciano storia, mito e natura. E’ come se la collettività villamainese, consapevole  di abitare una terra produttiva fin dall’antichità, abbia avuto l’intuizione, nel trascorrere del tempo, di conservare le testimonianze della propria storia.

L’Archeoclub di Avellino al Museo Archeologico di Villamaina

Il 29 dicembre 2025, in una giornata di fine anno inaspettatamente soleggiata, alcuni soci dell’Archeoclub di Avellino, unitamente alla Professoressa Ilenia D’Oria, Presidente della loro Associazione, hanno avuto modo di visitare  il Museo Archeologico realizzato nell’unico palazzo storico di Villamaina, altrimenti noto come l’Antica Taverna.

Ad accompagnare i primi visitatori è stato proprio il Sindaco di Villamaina che ha narrato la storia di questi luoghi preservati dall’oblio e dall’incuria, grazie all’acume di alcuni abitanti, alla sapienza e alla lungimiranza degli amministratori locali ed all’importanza di alcuni insigni personaggi storici legati a questo territorio, quali il medico chirurgo, storico e studioso Paolino Macchia , cui è dedicato il museo, il Marchese Domenico Caracciolo e il botanico Giovanni Gussone.

L’Antica Taverna

L’Antica Taverna è un antico fabbricato in roccia calcarea, che si sviluppa su un unico piano costruito su una statio romana preesistente, luogo di sosta, di passaggio, di approvvigionamento idrico e di cambio cavalli. Questo edificio era in pratica l’unico luogo di sosta su una strada interconnessa con la Via Appia distante circa 4 Km. da Villamaina, in direzione Frigento e Gesualdo.

Purtroppo nel corso dei secoli, la costruzione ha subito gravi danni in seguito ai movimenti tellurici caratterizzanti il territorio irpino. Infatti, l’Antica Taverna è stata demolita e ricostruita più volte nel corso dei secoli, con riferimento particolare agli anni 1500 e  1732 di cui si ha testimonianza.

Oggi sulla facciata dell’edificio e accanto all’ingresso si può ammirare lo stemma della famiglia Caracciolo, realizzato da sapienti artigiani su piastrelle maiolicate in cui il verde, il giallo, il marrone e il blu delineano le  varie figure tra cui emerge il famoso leone rampante.

Personaggi  storici del territorio villamainese

Paolino Macchia, nato a Villamaina il 15 settembre del 1790, fu un intellettuale ottocentesco dall’illimitata cultura, legato al suo territorio ed autore di una validissima pubblicazione scientifica: “Sulla valle di Ansanto e sulle acque termo-minerali di Villamaina in Principato Ultra. La sua passione per l’archeologia, scienza novella, lo indusse ad avviare scavi mirati in alcuni suoi possedimenti, intuendo l’esistenza di reperti preziosi per la memoria storica di Villamaina. Per questo motivo l’Amministrazione Comunale ha ritenuto doveroso ed opportuno  dedicare a lui il museo.

Per quanto il territorio villamainese sia stato uno dei possedimenti meno estesi, il ramo dei Caracciolo che lo dominò fu il più antico e nobile delle altre diramazioni di quest’antica casata feudale, presente anche in  Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata e Calabria. Proprio in questo piccolo centro trascorse la sua infanzia e l’adolescenza Domenico Caracciolo (1715/1789) marchese di Villamaina, personaggio noto tra gli illuministi del meridione d’Italia, amico di Vittorio Alfieri, Diderot e d’Alembert, nonché ambasciatore a Torino, Parigi e Londra per conto del re Ferdinando IV di Borbone, poi viceré del Regno di Sicilia per cinque anni e infine ministro a Napoli dopo Bernardo Tanucci, marchese della Sambuca. Domenico Caracciolo, definito anche il viceré filosofo, promosse riforme in Sicilia, per limitare il potere feudale ed ecclesiastico, migliorò l’amministrazione della giustizia, l’istruzione e la cultura.  A lui si deve l’abolizione del Tribunale dell’Inquisizione a Palermo, dove fece bruciare per cinque giorni il relativo Archivio. Nel Palazzo dei Normanni a Palermo campeggia un suo ritratto a figura intera e sempre a lui è dedicata la piazza centrale del capoluogo siculo, altrimenti nota come Piazza della Vucciria.

Proprio a Villamaina, territorio a forte vocazione agricola, nacque a visse Giovanni Gussone, (1787/1866) noto botanico, figura di spicco dell’Orto Botanico di Napoli e di Palermo. Grazie ai suoi studi fu studiata e catalogata la flora dell’area meridionale del Mediterraneo ed in particolare della Sicilia, delle Eolie, dell’isola di Malta e del sud della Spagna. A lui è stato dedicato il Giardino Botanico “Nuova Gussonea” ai piedi dell’Etna, a ricordo dei suoi studi sulla flora dell’isola.

Etimologia del toponimo Villamaina

In merito all’origine del nome Villamaina appaiono superate le ipotesi che la vedevano collegata all’Epoca Romana della dittatura di Mario e Silla (fine II secolo a.C.- I secolo a.C.), oppure alla derivazione del nome da Villa Magna, accreditata nel 1700. L’indagine più approfondita, operata dallo stesso Sindaco, identifica nella molitura l’origine del nome, infatti in epoca romana la località era denominata Villa Machina, per la spremitura del grano che ivi era praticata. A testimonianza di ciò proprio davanti al Museo è stato collocato uno dei tre torchi di epoca romana ritrovati nell’area, che richiamano alle attività agricole ivi prosperanti già in età lontane. Gli altri due torchi o mulini si trovano uno ancora sepolto nella villa rustica a Contrada Cisterna ed un altro è esposto davanti ad un frantoio dell’area villamainese.

Storia di Villamaina

Alle pendici della collina su cui si erge il borgo si trovano sorgenti d’acqua sfruttate sin dai tempi dei Romani e nelle immediate vicinanze le Terme di San Teodoro famose per le proprietà terapeutiche. Il territorio di Villamaina fu occupato fin dall’VIII secolo a.C. dalla popolazione italica degli Irpini, che provenendo dal centro della Penisola ed inseguendo un lupo, animale divenuto poi totemico, (vedi reperto che ne rappresenta la testa collocato nel M.A.) scelse questa terra per abitarla.

Tra la fine della Repubblica Romana (509 a.C.- 27 a.C.)  e gli inizi dell’Età Imperiale (27°a.C. 479 d.C.) questo luogo accrebbe la sua produttività anche per la vicinanza alla Via Appia, che stimolò gli scambi commerciali anche in epoca medievale e moderna. A testimonianza delle attività agricole sviluppatesi, parlano i resti archeologici delle varie ville rustiche rinvenute e degli antichi complessi di lavorazione e trasformazione di prodotti agricoli, che rendevano questo territorio un polo economico influenzato anche dai centri limitrofi posti sotto il dominio di normanni e longobardi. Ai Caracciolo, che governarono questo territorio dal 1400 circa al XVIII secolo, successero poi  i Sanfelice.

Storia del Museo Archeologico di Villamaina

Durante gli anni a ridosso del terremoto del 1980 un anziano scalpellino del territorio, Vincenzo Caputo, cultore esperto della pietra, ha avuto la costanza di conservare tutto ciò che emergeva dalle demolizioni,  dall’interno delle case abbandonate e dalle quattro o cinque aree archeologiche, ancora oggi semi esplorate di questo territorio. Successivamente il maestro di pietra ha avuto poi la lungimiranza di donare il materiale archeologico rinvenuto  al deposito museale che nel frattempo era stato istituito alla fine degli anni Novanta. Nel 2022 l’Amministrazione Comunale di Villamaina, guidata dall’attuale Primo Cittadino ed attingendo ad un finanziamento pubblico, ha approvato il progetto per la fondazione di un museo, per dare degna collocazione all’innumerevole mole di reperti archeologici accumulati, cui nel frattempo era stato riconosciuto lo status di museo di interesse regionale. Moltissimi reperti presenti nel M.A. sono stati recuperati attraverso una campagna di raccolta che si è servita anche della denuncia, laddove la sensibilizzazione alla restituzione al Ministero dei  Beni Culturali  ha incontrato la reticenza di coloro che impropriamente detenevano i preziosi reperti archeologici.

Il Museo Archeologico di Villamaina cela dietro ogni dettaglio migliaia di ore di lavoro di appassionati, archeologi, esploratori, curatori, con la supervisione della committenza politica, che hanno collaborato per creare un allestimento, scientifico suggestivo, inclusivo e rispettoso dell’identità del territorio. Parole queste inserite nell’audio video multimediale che accompagna il visitatore lungo il percorso espositivo organizzato per tipologie: monete, ceramiche, oggetti di vita quotidiana, edilizia, iscrizioni funebri e cippi terminali, che aiutano a ricostruire uno spaccato della vita quotidiana in epoca romana. L’allestimento risente di un’attenzione particolare rivolta all’abbattimento delle barriere architettoniche con piani inclinati per l’accesso, scritte in Braille e percorsi tattili in cui alcuni reperti sono stati realizzati in 3D, per consentire anche ai non vedenti di fruire del museo. La società informatica Naos Lab ha reso possibile realizzare così un museo innovativo che proietterà luce nuova sul passato e sull’Irpinia.

La visita si conclude con un’esperienza sorprendente, immersiva  ed inclusiva, capace di aggirare le categorie del tempo e dello spazio, per ripercorrere quasi magicamente la storia ancestrale di Villamaina.

La visita si conclude con un’esperienza immersiva  ed inclusiva, capace di superare le categorie di tempo e spazio, accompagnando il visitatore in un viaggio emozionale attraverso la storia ancestrale di Villa Maina.

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