Paranza e Anomia sociale
Lo scenario di una subcultura criminale partenopea mostra come la devianza e il comportamento criminale possano riprodursi attraverso meccanismi di apprendimento sociale, in un contesto culturale e territoriale segnato dalla presenza e dal dominio dei membri della paranza.
«Criminali non si nasce, ma si diventa.»
La rappresentazione del giovane deviante
La paranza dei bambini (2019), diretto da Claudio Giovannesi e scritto da Roberto Saviano, racconta con crudezza ed efficacia la realtà dei processi di socializzazione criminale. Al centro, una narrazione che indaga rituali di strada, codici simbolici, dinamiche di potere e gerarchie interne ai clan, senza tralasciare la figura dei “cani sciolti”, giovani che si muovono ai margini dei codici mafiosi tradizionali, oppure li rifiutano del tutto.

Nel caso dei ragazzi del Rione Sanità, i codici esistono e sono profondamente radicati. Riguardano il senso di appartenenza, la coesione del gruppo, e soprattutto l’ostilità verso il nemico esterno, spesso rappresentato dai clan rivali, come quelli dei Quartieri Spagnoli. Elementi come il controllo del territorio, la gestione delle piazze di spaccio, e la capacità di esercitare il comando sono centrali nella costruzione di una reputazione criminale.
L’apprendimento della devianza e l’ascesa nella paranza
I membri della paranza imparano fin da giovanissimi i meccanismi di reclutamento: si entra nei clan per diritto di nascita (figli o nipoti di boss), o per status acquisito attraverso atti che dimostrano coraggio e fedeltà. Questo processo di formazione criminale avviene in un contesto di anomia sociale, ovvero una perdita o distorsione dei riferimenti normativi.
Il sociologo Émile Durkheim descrive l’anomia come lo squilibrio tra le passioni individuali e le regole sociali che dovrebbero contenerle. In questo contesto, la “passione per l’infinito” — una tensione insaziabile verso ricchezza, potere e riconoscimento — si manifesta attraverso elementi simbolici potenti: soldi facili, armi, moda ostentata, e droghe. Tutto ciò segna un vero e proprio rito di passaggio, che culmina spesso nel primo omicidio, un atto che rappresenta insieme rovesciamento morale e consacrazione sociale.

Il dominio simbolico e la spettacolarizzazione del potere
Il potere della paranza si esprime anche in termini simbolici. Occupare il privé della discoteca più ambita della città, mentre le altre gang restano nei piani inferiori, è un gesto che comunica supremazia. La sfilata in scooter, con armi in vista, attraverso i vicoli della città diventa la messa in scena del dominio, il set di una gloria effimera e di una tragedia annunciata.
Tutto questo rappresenta il “set anomico” in cui agisce la paranza: un sistema disfunzionale in cui il crimine si configura come unico linguaggio di riconoscimento sociale. In tale contesto, la subcultura criminale offre modelli di riferimento, e l’apprendimento sociale diventa strumento per perpetuare potere, controllo e devianza.
La paranza rappresenta l’espressione di un’anomia strutturale della società contemporanea, dove l’incongruenza tra aspirazioni indotte e mezzi disponibili genera quella frustrazione che spinge alcuni giovani verso percorsi devianti. Questa lettura sociologica ci permette di andare oltre il giudizio morale, riconoscendo nelle dinamiche rappresentate il riflesso di contraddizioni collettive più profonde.
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