Montalbetti svela l’amicizia con Battisti nel nuovo libro sui Dik Dik
Il chitarrista storico della band milanese svela l’intimità di un’amicizia nata prima del successo
C’è un momento preciso in cui una canzone cambia per sempre la vita di chi la scrive. Per Lucio Battisti quel momento arrivò quando Pietruccio Montalbetti, dopo aver ascoltato alcune sue prime composizioni in uno studio di registrazione, gli disse: “Questa mi piace davvero”. Era “Se rimani con me”, che divenne il primo brano a portare ufficialmente la firma del futuro maestro della canzone italiana.
Quella scelta, apparentemente casuale, fu l’inizio di un’amicizia profonda che ha attraversato decenni e che oggi Montalbetti racconta in “Storia di due amici e dei Dik Dik” (Minerva, con prefazione di Marco Buticchi). Non è la solita autobiografia di un musicista, ma il ritratto intimo di un’epoca irripetibile, narrato da chi quell’epoca l’ha costruita chitarra in mano, tra sale parrocchiali e studi di registrazione, quando tutto era ancora da inventare.

Un’amicizia autentica prima della fama
“Quando sento la parola ‘amicizia’, mi viene in mente solo un nome: Lucio”, confessa l’autore. Il rapporto tra i due musicisti nacque quando i Dik Dik erano già avviati al successo e Battisti muoveva i primi passi nel mondo della musica. Come ha raccontato lo stesso Montalbetti in passato: “Noi eravamo già famosi, lui cominciava”.
Ma non era una relazione di convenienza artistica. Montalbetti descrive un Lucio Battisti intimo e vulnerabile: “Era timido, profondo, ossessionato dalla musica. In quella prima giornata passata insieme mi raccontò di suo nonno, che gli aveva costruito il primo flauto con le sue mani. Poi si addormentò, come fanno i bambini piccoli. Era un’anima bella. Non potevi non volergli bene”.
Dagli oratori alle classifiche nazionali
Il libro ripercorre anche l’avventura dei Dik Dik, dalle umili origini milanesi fino ai grandi successi. La band nacque con il nome “Dreamers”, poi “Squali”, fino ad ottenere un contratto con la Dischi Ricordi grazie a una segnalazione dell’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI.
Montalbetti evoca con nostalgia quegli anni di gavetta: le prove nelle sale parrocchiali, i viaggi in Cinquecento carichi di strumenti verso le balere di provincia, l’amplificatore sistemato sul pianerottolo di casa. Aneddoti che restituiscono il sapore di una Milano popolare e solidale, dove tutto sembrava possibile.
La madre di Pietruccio che assisteva alle prove per sostenere il figlio, don Angelo che firmò una lettera di raccomandazione per la Ricordi: piccoli gesti che raccontano un mondo in cui la comunità credeva nei sogni dei giovani.
Il lascito di una generazione
“I Dik Dik hanno accompagnato la mia generazione: ci hanno fatto crescere, innamorare, contestare, sognare”, scrive Marco Buticchi nella prefazione. Canzoni come “Sognando la California”, “Il vento”, “L’isola di Wight” sono diventate la colonna sonora di un’epoca di cambiamenti sociali e culturali.
Il gruppo, che vanta quattro partecipazioni al Festival di Sanremo più una come solista per Montalbetti, ha attraversato i decenni mantenendo la propria identità. Ancora nel 2024 i Dik Dik sono stati ospiti di Mara Venier a Domenica In, dimostrando come quelle melodie continuino a emozionare.
Un racconto senza retorica
Montalbetti affronta la narrazione con lucidità e autoironia, senza cadere nella retorica del “si stava meglio quando si stava peggio”. Racconta i provini andati male, i produttori improbabili, le notti senza soldi, ma anche la voglia incrollabile di “fare un disco”.
Il musicista milanese, classe 1941 e grande viaggiatore che ha esplorato Colombia, Cuba, India, Nepal, Ecuador e molti altri paesi, sa restituire il senso di un’avventura umana prima ancora che artistica.
“Storia di due amici e dei Dik Dik” è disponibile in libreria e rappresenta il sesto libro di Montalbetti, dopo opere come “Io e Lucio Battisti” (2013) e “Il mistero della bicicletta abbandonata” (2021). Un tassello importante per comprendere uno dei capitoli più fertili della musica italiana, raccontato da chi quella storia l’ha scritta con le proprie mani.
“Un musicista la musica la fa: fa un disco, compone, suona e con quello si esprime”, diceva Lucio Battisti. E questo libro ci dimostra che dietro ogni grande emozione musicale ci sono sempre storie di persone vere, amicizie sincere e momenti irripetibili che solo il tempo può rendere preziosi.
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