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Referendum: definita la data

Andrea Maria Labruna

Andrea Maria Labruna

Autore di +Plus! Magazine

Referendum: definita la data ad oggi il Consigli dei Ministri ha comunicato il giorno in cui gli italiani saranno chiamati a esprimere la propria posizione in merito al quesito.

Il Governo italiano ha ufficialmente fissato le date per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (giudici) e magistrati requirenti (pubblici ministeri). La consultazione si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, come deciso dal Consiglio dei Ministri riunitosi a Palazzo Chigi.

La decisione arriva dopo settimane di attese e dibattiti sul calendario referendario: la premier Giorgia Meloni aveva indicato in più occasioni il 22-23 marzo come “data più ragionevole e probabile”, e il governo ha poi formalizzato la scelta all’interno dell’esecutivo.

La consultazione riguarda una riforma costituzionale che modifica l’ordinamento giudiziario italiano, separando definitivamente le carriere dei magistrati: oggi giudici e pubblici ministeri fanno parte dello stesso ordine e possono passare dall’uno all’altro ruolo, mentre con la riforma chi sceglie una carriera non potrà più cambiare strada.

La legge è stata approvata dal Parlamento a fine ottobre 2025 ma non ha raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le Camere: per questo, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, deve essere sottoposta a referendum confermativo perché entri in vigore.

Diversamente dai referendum abrogativi, quello confermativo non richiede il raggiungimento di un quorum di partecipazione: sarà sufficiente che la maggioranza dei votanti si esprima per il “Sì” o per il “No” perché il risultato sia valido.

Il quesito che gli italiani troveranno sulla scheda chiederà se approvano o meno il testo della legge costituzionale concernente «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», che contiene le norme sulla separazione delle carriere e il nuovo assetto dell’autogoverno dei magistrati.

La scelta della data di fine marzo non è priva di polemiche. Diverse forze di opposizione e comitati contrari alla riforma hanno criticato la tempistica ritenuta troppo ravvicinata e hanno già annunciato possibili ricorsi alla Corte Costituzionale per contestare la deliberazione del governo.

Dall’altra parte, il governo e i sostenitori della riforma sottolineano che la scelta del 22-23 marzo rappresenta un compromesso realistico all’interno dei limiti normativi – e che apre ufficialmente la campagna referendaria, dando a ciascun fronte (Sì e No) il tempo per esporre le proprie ragioni agli elettori.

La consultazione referendaria si svolgerà insieme alle elezioni suppletive per due seggi alla Camera dei Deputati lasciati vacanti in Veneto, un’accoppiata che il governo spera possa favorire una maggiore affluenza alle urne.

D’ora in avanti starà ai vari comitati del Referendum: definita la data, impegnarsi affinché le proprie posizioni possano fornire maggiore chiarezza agli elettori, lettori Plus Magazine a voi la migliore scelta possibile.