Rocco Pagliarulo, cantautore Irpino in arte Holyroh
Holyroh, all’anagrafe Rocco Pagliarulo, è un talentuoso cantautore irpino classe 2004 che, nonostante la sua giovanissima età, si è rapidamente affermato come una delle promesse più intriganti della scena musicale italiana.
La Redazione di Plus Magazine ha avuto il piacere di intervistare Rocco, leggete di seguito l’intervista, buona lettura!

- Sei giovanissimo ma hai già un percorso avviato: quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
Ho iniziato a scrivere a circa 15 anni durante la quarantena; avevo tanto tempo libero ed è nata come una vera e propria necessità personale.
2. Come nasce il nome “Holyroh”? Ha un significato particolare legato alla tua identità artistica?
Dietro al nome c’è semplicemente il mio nome insta che poi mi è rimasto come soprannome.
3. Parti da una base urban ma sperimenti molto: quanto è importante per te non restare dentro un solo genere?
Sono partito ascoltando rap, ma ho capito presto di non essere un rapper “crudo”. Preferisco uno stile più chill, che mi permette di spaziare e non restare chiuso in un solo genere.
4. Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più nella tua crescita?
Il mio cantante preferito in assoluto è Ernia. Prima di lui mi sono avvicinato alla musica ascoltando Ghali, per poi passare ai “giganti” della scena come Marracash e Guè.
5. Hai detto che il live è la tua dimensione più autentica: cosa provi quando sali sul palco?
È un’emozione forte, ma anche una sfida. Quando non sei il main artist, la cosa più complessa e gratificante è riuscire a entrare in sintonia con una platea che in quel momento sta aspettando qualcun altro.
6. Hai già aperto concerti per artisti importanti: qual è stata l’esperienza che ti ha segnato di più tra quelle con Clementino, Boomdabash, Fred De Palma e Le Vibrazioni?
Aprire i concerti di artisti come Clementino, i Boomdabash, Le Vibrazioni o Fred de palma è stato incredibile. Portare la mia musica dalla provincia su quei palchi con nomi così importanti mi ha segnato profondamente.
7. Quanto pensi che il contatto diretto con il pubblico influenzi il tuo modo di scrivere?
All’inizio la difficoltà più grande è farsi prendere sul serio dalla gente. Quando vedi che le persone reagiscono e ti ascoltano davvero, ti dà la spinta giusta per continuare.
8. “Plastica” è il titolo del progetto ma anche un brano chiave: cosa rappresenta per te questa parola?
“Plastica”: È il mio album uscito a fine 2025. Rappresenta la mia evoluzione sonora e tematica, un modo per dare una forma tangibile ai miei pensieri.

9. In “Déjà vu” parli di noia nella società moderna: è una sensazione che vivi spesso anche personalmente?
“Déjà vu”: Assolutamente sì. Spesso sento che “non bastano le parole per dire quello che sento”, e ci sono giorni in cui vorrei solo rimanere fermo e non avere nessuno attorno.
10. “Provincia” affronta il tema del Sud: quanto le tue origini hanno influenzato questo pezzo?
“Provincia”: È fondamentale. Io vivo ad Ariano Irpino, e le mie radici del Sud sono alla base di tutto ciò che scrivo e della mia visione del mondo.
11. Nei tuoi brani si percepisce una forte componente emotiva: scrivi più per te stesso o pensando a chi ti ascolta?
Scrivo prima di tutto per me stesso, per dare un ordine alle cose quando le parole normali non riescono a descrivere quello che voglio.
12. Quanto è importante per te raccontare la realtà della tua generazione?
Cerco di dire quello che molti pensano e non riescono a dire.
13. Essendo agli inizi, quali sono i tuoi obiettivi nei prossimi anni?
Sogno di costruire un pubblico sempre più ampio e legato alla mia musica, ma mantengo i piedi per terra e intanto continuo a studiare Lettere all’università.
Grazie Rocco per la tua intervista e ti auguriamo di continuare con la tua musica e di raggiungere i tuoi obiettivi.
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Articolo di Ludovica De Falco