Editoriale – Il 14 Febbraio, ad Avellino, si festeggeranno due feste tra sacro e profano, due Santi, entrambi importanti, per la nostra città. Ma chi sono o meglio, chi erano questi due Santi e perché si festeggiano?

In questo nostro editoriale ci soffermeremo sulla loro storia e sui motivi del loro festeggiamento.

Lunedì prossimo si festeggerà San Modestino, come detto patrono di Avellino, che nacque ad Antiochia nel 245 da una nobile famiglia. Nel 302 fu consacrato vescovo della città e patriarca della regione di Antiochia.  Nel 303, anno della persecuzione di Diocleziano, si ritirò in un eremo sul monte Silpio, nel 310 ritornò alla sua sede patriarcale.

Ebbe una vita movimentata (Predicò il Vangelo di Cristo e compì numerosi miracoli e guarigioni. Arrestato e torturato, fu liberato dalla prigione dai fedeli della sua diocesi), infatti Modestino con i suoi fidati Fiorentino sacerdote e Flaviano diacono fecerò un viaggio lunghissimo arrivando a Locri in Calabria ove predicarono il Vangelo, furono arrestati e portati in carcere a Sibari, secondo la tradizione, furono liberati dall’Arcangelo Michele. Fino ad arrivare sempre via Mare a Cuma; per poi addentrarsi nell’entroterra fino a giungere in Irpinia, nei pressi di “Abellinum” ove predicarono gli insegnamenti di Cristo. Modestino compì miracoli e guarigioni.

Qui furono arrestati, imprigionati e processati da un inviato dell’imperatore Massenzio, e portati nel luogo detto “Pretorio” ove subirono il martirio con vesti arroventate, morirono nella notte fra il 14 e il 15 febbraio del 311.

I loro corpi furono raccolti dai cristiani abellinati e sepolti, sui corpi furono poggiate un’insegna con i nomi e le dignità, inoltre a San Modestino fu poggiata, sul corpo, una scultura argentea raffigurante una colomba.

I loro corpi ritrovati nell’estate del 1166, furono portati nella cattedrale di Avellino, ove sono ancora oggi conservati nella “Cappella del Tesoro di San Modestino”. Nel 1220 furono nominati patroni primari della città e della diocesi di Avellino dal vescovo Ruggiero.

Lunedì si festeggerà anche San Valentino, festa oggi dedicata agli innamorati, detto di Terni, detto anche San Valentino da Terni o San Valentino da Interamna è stato un vescovo e martire cristiano.

Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato patrono degli innamorati e protettore degli epilettici.

La più antica notizia di Valentino di Terni è nel Martyrologium Hieronymianum, un documento ufficiale della Chiesa dei secc. V-VI dove compare il suo nome, la città di sepoltura e il dies natalis, cioè il giorno della morte, il 14 febbraio.

Ancora nel secolo VI un altro documento, la Passio Sancti Valentini episcopi et martiri, ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna e di nascosto, la sepoltura a Terni ad opera dei discepoli Procolo, Efebo e Apollonio, il successivo martirio di costoro e la loro sepoltura sempre in Terni.

La vicenda di Valentino di Terni si è per secoli confusa e accavallata con quella di un altro martire, un prete romano di cui si fa menzione nella spuria “Passione di Mario e Marta” (BHL 5543), ambientata ai tempi di Claudio il Gotico (morto nel 270), sotto il quale è noto non si siano mai verificate persecuzioni anticristiane, e che per di più viene dato come coevo di papa Callisto I, morto però nel 222.

Come detto la festività prende il nome di San Valentino di Terni, tale festa fu istituita nel 496 da papa Gelasio I, che la sostituita alla  festa pagana dei lupercalia, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana.

Furono però i Benedettini a diffonderla in tutta l’Europa e in particolare in Francia e in Inghilterra, soprattutto perché  a loro fu affidata la basilica di San Valentino a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo, ma grazie anche alle numerose loro presenze su tutto il territorio.

Come detto, però , la festa ha origini antiche e pagane era infatti festeggiata, a metà febbraio, nell’Antica Roma dove si celebravano  i Lupercalia, feste di radice arcaica legate al ciclo di morte e rinascita della natura, alla sovversione delle regole e alla distruzione dell’ordine per permettere al mondo e alla società di purificarsi e rinascere.

 Diversi i rituali, le mascherate, i cortei, e le giornate in cui i servi prendevano il posto dei padroni e viceversa, accompagnavano tali eventi con l’intento di innescare un processo appunto di rinascita rimettendo in atto il caos primigenio.

Naturalmente i riti erano tanti e diversi erano per lo più propiziatori, ancestrali, legati al culto della fertilità.

Questi riti, di natura ancestrale e legate alla sfera più antica e primordiale della sessualità umana, furono definite deplorevoli già nel tardo Impero Romano, e furono definitivamente bandite dai papi cristiani.

Gelasio I  papa, sembra che fu il primo ad istituire, sul ceppo reciso dei Lupercali, una festività dedicata all’amore, in questo caso romantico e privo di riferimenti espliciti alla sessualità, ma, nel solco della tradizione biblica, comunque fertile e fruttuoso, finalizzato alla riproduzione, associandola idealmente alla protezione del Santo Valentino.

Controverso è il legame tra la figura del Santo e l’associazione al messaggio d’amore portato da questo Santo, l’associazione specifica con l’amore romantico e gli innamorati è quasi certamente posteriore agli eventi di cui sopra.

Diverse sono le leggende legate al Santo come ad esempio quella  secondo cui il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro, necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza, priva di mezzi e di altro sostegno, al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe dunque creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

Molti sono anche però i riferimenti storici come il fidanzamento tra Riccardo II d’Inghilterra e Anna di Boemia  di qui tale giorno preso, dal circolo di Geoffrey Chaucer nel Parlamento degli Uccelli, come data di San Valentino come festa degli innamorati.

Tantissime sono anche comunque le date storiche per tale ricorrenza che fanno presupporre l’antichità di tale festa e dci tale giornata dedicata agli innamorati.

Soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, il tratto più caratteristico della festa di San Valentino è lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico (la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce, e così via).

A partire dal XIX secolo, questa tradizione ha alimentato la produzione industriale e la commercializzazione su vasta scala di biglietti d’auguri dedicati a questa ricorrenza.

La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno vengono spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri, numero che colloca questa ricorrenza al secondo posto, come numero di biglietti acquistati e spediti, rispetto al Natale. 

Già alla metà del XIX secolo, negli Stati Uniti, alcuni imprenditori come Esther Howland (1828-1904) cominciarono a produrre biglietti di San Valentino su scala industriale; a sua volta, la Howland si ispirò a una tradizione antecedente, originaria del Regno Unito.

Fu proprio la produzione su vasta scala di biglietti d’auguri a dare impulso alla commercializzazione della ricorrenza e, al contempo, alla sua penetrazione nella cultura popolare. Il processo di commercializzazione della ricorrenza continuò nella seconda metà del XX secolo, soprattutto a partire dagli Stati Uniti.

La tradizione dei biglietti amorosi cominciò a diventare secondaria rispetto allo scambio di regali, come scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli. Diventando ciò che è ora…ma pur sempre resta questo anelito “Domani è San Valentino e, appena sul far del giorno, io che son fanciulla busserò alla tua finestra, voglio essere la tua Valentina“.

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