Alice nel paese delle parole

Sanremo festival Tra luci ed ombre una lunga tradizione di note.

Elena Opromolla

Elena Opromolla

Ex docente di Lingua e letteratura italiana i miei interessi sono molteplici e spaziano dall'attualità, alle recensioni, dalla politica agli eventi culturali. Ho conseguito diversi premi letterari e ho partecipato a festival del libro nazionali e internazionali.

Forse non tutti sono a conoscenza che Sanremo, tra la fine dell’ Ottocento e i primi decenni del secolo scorso, era la capitale della Belle Époque del nostro Paese e che i Vacchino, una generazione di imprenditori dell’intrattenimento, l’avrebbero consacrata al festival più importante della canzone italiana, costruendo l’Ariston. (La scatola magica di Sanremo, scritto da Walter Vacchino con Luca Ammirati, Salani, Edizioni ci conduce nel sogno festivaliero).

Il festival di Sanremo è divenuto infatti l’emblema della creatività musicale di cantanti, cantautori e cantautrici, che hanno accompagnato ed allietato  molteplici generazioni dal secondo dopoguerra ad oggi: 75 anni di musica leggera italiana, 75 anni di storia della musica  della nostra Repubblica.

Il festival della canzone made in Italy ha polarizzato anche quest’anno l’attenzione di oltre il 70% degli italiani, attestandosi tra le manifestazioni canore più longeve e partecipate.

Al di là del nutrito pubblico presente in sala, l’evento attrae da sempre milioni di telespettatori disseminati lungo l’intero Stivale ed oltre, se si considera che la trasmissione  avviene ormai in mondovisione.

Prima dell’avvento della televisione in Italia, il festival è stato trasmesso via radio dal 1951, anno della sua istituzione, al 1953 ed in un arco temporale che va dal 1954 ad oggi, attraverso il piccolo schermo, ha disegnato stili musicali variegati e innumerevoli, mode e tendenze che hanno inciso sui vissuti di milioni di persone.

Il Teatro Ariston (dal greco il migliore o l’eccellente) di Sanremo (Imperia) è uno dei più noti cine-teatri d’Italia, inaugurato il 31 maggio del 1963, capace di contenere 1960 posti: una struttura immensa ed all’avanguardia per la tecnologia dell’epoca. Rappresenta un fiore all’occhiello e per la regione Liguria e per l’Italia intera.

La sua ideazione e realizzazione segna la voglia di rinascita del Paese, il desiderio di ricostruzione e di spensieratezza, subentrati allo sfacelo dell’ultimo conflitto mondiale, perché la musica con il suo linguaggio etereo esprime da sempre sogni e desideri, emozioni e sentimenti universali. Sanremo, la città dei fiori, diviene così nel tempo il riferimento stabile per l’evento musicale più atteso dell’anno. I suoi fiori ne immortalano nel mondo l’esistenza e la trasformano in un teatro all’ aperto, soprattutto nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla gara canora più famosa sul territorio nazionale.

Negli anni oltre ad essere diventato una vetrina irresistibile per tantissimi artisti, il Festival si è trasformato nel palcoscenico della moda, che ha liberato anche gli uomini dall’uniforme del classico completo in giacca e cravatta. Abbiamo assistito all’abbandono graduale degli abiti prettamente femminili e/o maschili, per passare alla libera espressione degli artisti anche attraverso il loro abbigliamento. Schemi e imposizioni sono stati abbandonati e gli abiti si sono fatti sempre più scevri da condizionamenti, travalicando i canoni classici della moda ed il sesso degli artisti. Le giacche di Amadeus dai risvolti decorati resteranno nella storia del Festival per aver infranto la morigeratezza dell’abito tradizionale maschile. I costumi di Achille Lauro infrangeranno definitivamente gli schemi mentali, per la commistione tra il maschile e il femminile, il passato ed il presente, fusi in pizzi e perle su abiti in raso pregiato.

Ogni edizione del festival ha presentato punti di forza e punti di debolezza, ma ogni direttore artistico ha segnato ciascun evento con la sua esperienza e competenza, senza le quali probabilmente la manifestazione non avrebbe riscosso nel tempo il successo e l’affezione che il pubblico italiano continua a rivolgergli.

Da Nunzio Filogamo a Carlo Conti sul palco dell’Ariston si sono avvicendati quarantadue direttori artistici, tra cui Gianni Agus, Enzo Tortora, Paolo Ferrari, Mike Bongiorno (per ben 11 volte), Carlo Giuffrè, Corrado Mantoni, Peppe Grillo, Benigni, Pippo Baudo (per ben 14 edizioni), Gianni Morandi, Claudio Baglioni e Amadeus. Tutti hanno lasciato un’impronta tangibile di gusto e professionalità, accogliendo sempre i concorrenti con affabilità e sensibilità.

Resta però un dato di fatto che nessuna donna sia stata mai scelta per dirigere l’evento più atteso dell’anno, se si esclude Carla Vistarini per l’edizione del 1997, mentre le uniche donne che hanno presentato Sanremo senza affiancamenti maschili sono solo cinque: Maria Giovanna Elmi, Loretta Goggi, Raffaella Carrà, Simona Ventura e Antonella Clerici.  Un altro dato che evidenzia la disparità tra i generi è il numero sempre inferiore delle cantanti partecipanti in ogni edizione, rispetto ai cantanti, come confermato anche quest’anno in cui solo 12 donne su 39 partecipanti hanno calpestato il palco più ambito d’Italia.

E’ però una donna la comproprietaria dell’Ariston, Carla Vacchino, insieme al fratello Walter, che per ottanta giorni l’anno cedono il teatro agli organizzatori.  

Nelle ultime edizioni della kermesse i conduttori hanno inserito invitati speciali e tematiche sociali che hanno ancor più legato il pubblico allo spettacolo musicale, che mai come quest’anno è stato seguito ed apprezzato anche e soprattutto dai giovani. L’intervento del Pontefice e l’esibizione di Noa e Mira Awad, israeliana l’una e palestinese l’altra, hanno sottolineato il desiderio corale di pace, con riferimento chiaro e lampante ai conflitti ai confini d’ Europa ed oltre.

L’edizione di quest’anno ha visto il trionfo dei testi e delle voci degli artisti, che hanno donato all’uditorio i loro talenti, consegnandosi al giudizio del pubblico e dei giornalisti. Carlo Conti ha voluto accanto a sé noti volti dello spettacolo, amati e stimati dal pubblico e tutto si è svolto in un clima sereno e senza fuoriprogramma discutibili, che hanno invece segnato le precedenti ultime edizioni. L’inaspettata vittoria di Olly con Balorda nostalgia rispetto a quella di Giorgia con La cura per me, data per vincitrice già nei giorni antecedenti l’apertura del Festival, ha dimostrato come al di là dei pronostici a decidere il destino delle canzoni è sempre e solo il pubblico. Una menzione speciale va al testo di Cristicchi che stimola alla riflessione sull’età delicata dei genitori anziani.

Criticabile infine la polemica sollevata da un giovane cantante in gara cui è stato impedito, per pubblicità occulta, lo sfoggio di un gioiello costosissimo, disegnato da un noto jewellery designer. Ostentare e pubblicizzare gioielli del valore di varie centinaia di euro contrasta fortemente con la realtà di quei giovani disoccupati con tanti sogni e bisogni ancora nel cassetto; con il carovita che stringe d’assedio tantissime famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e con i giovani soldati impegnati nelle operazioni militari ai confini del nostro continente in cui la loro vita sembra non avere alcun valore. Non trascuriamo inoltre l’impatto negativo che tale ostentazione potrebbe avere sui giovanissimi, che potrebbero arrivare a commettere reati al fine di ottenere facilmente ciò che desiderano.

Per tale motivo al di là del fatto che Sanremo si configura anche come passerella pubblicitaria, sarebbe necessario in futuro tenere conto dell’enorme influenza che esso esercita sugli utenti di tutte le età ed estrazioni.