Libri

Shakespeare e John Florio

Maria Paola Battista

Maria Paola Battista

Conoscere e capire. Amo leggere e scrivere e proporre a me stessa nuovi itinerari da percorrere.

Shakespeare e John Florio, il delitto (quasi) perfetto è il titolo dello spettacolo teatrale che si terrà il 2 marzo al Nuovo teatro San Carluccio di Napoli alle ore 18.00.Lo spettacolo è tratto dal libro Resolute John Florio all’ambasciata francese scritto da Marianna Iannaccone, esperta di John Florio.L’Autrice, napoletana di nascita, ma irpina di adozione, ha conseguito la laurea in Lingue e Letteratura straniera presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, a cui sono seguite la specialistica in Lingua e letteratura moderna e il dottorato in Scienze Umane presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Como.

Nel corso di una intervista, che ha voluto rilasciarmi per i lettori di Plus Magazine, Marianna mi racconta che il suo interesse per Giovanni Florio è nato quando, dopo aver compiuto tanti approfonditi studi per conseguire i suoi titoli, per puro caso, mentre sfogliava un giornale in cui si trattava di Shakespeare, è saltato alla sua attenzione il nome di John Florio. Se ne parlava come amico di Shakespeare nonché grande letterato, linguista e traduttore elisabettiano. È stato l’autore del primo dizionario italiano – inglese della storia, Il mondo di parole nel 1598 in cui ha inserito più o meno 70.000 termini in inglese, che poi sono stati pubblicati con il secondo dizionario nel 1611 in cui ve ne sono più di 150.000. Una volta a casa, Marianna, ancora incredula, ha consultato l’enciclopedia della lingua inglese e ha avuto conferma che il letterato non fosse affatto menzionato, per cui è stata una sua curiosità andare avanti.

Shakespeare e John Florio

 

Ha iniziato acquistando libri e informandosi su di lui e ha capito che questa figura è stata volutamente oscurata dalla storia della lingua e della letteratura inglese. I motivi di tale avversione vanno ricercati nel fatto che, pur essendo stato un grandissimo linguista, non fu molto apprezzato a causa delle sue origini italiane; il secondo è probabilmente proprio il forte contributo dato nelle opere di Shakespeare. John Florio da sempre viene menzionato nei libri shakespeariani in quanto fu la fonte che consentì a Shakespeare di conoscere alcuni autori della lingua e cultura italiana i quali, all’epoca, non erano stati ancora tradotti in inglese. Parliamo della commedia dell’arte, come anche di Boccaccio, di autori poco conosciuti dei quali, però, Shakespeare mostra di avere una conoscenza molto dettagliata. Florio nei libri shakespeariani, infatti, viene considerato come un amico che traduce, aiuta e fa da intermediario fornendo informazioni e conoscenze. Ricordiamo anche che i libri a quei tempi erano molto costosi per cui parliamo di testi molto rari. Shakespeare nel testamento non ha lasciato nessun libro mentre Florio ne ha lasciati ben 349 che all’epoca era una cifra enorme, significava avere un’eredità economica consistente. Tale biblioteca, che fu lasciata al conte di Pembroke, William Herbert, è andata del tutto perduta.»

Quindi a questo punto lei cosa ha ipotizzato?

«Ho ipotizzato che Florio era ricco di cultura ma finì in povertà in quanto quando fu licenziato dalla Corte nella quale aveva lavorato come segretario personale della regina, perse la pensione. Ciò che aveva, però, era la sua biblioteca di incommensurabile valore per l’Inghilterra. Il conte di Pembroke disperse i libri. Solo una parte, cioè quelli in lingua inglese, francese e spagnola, furono venduti dalla famiglia per dare un sostegno economico alla moglie Rose che era ancora in vita mentre i libri italiani molto probabilmente sono andati proprio alla Corona. Lo dico perché sono riuscita a rintracciare alcuni manoscritti di Florio i quali contengono lo stemma reale e sono oggi conservati in una sezione privata della British Library nella sezione dei manoscritti reali.»

 

Quindi le tracce di cui parla esistono.

«Sì. Florio fu anche un poeta anonimo, scrisse poesie in italiano e fu il primo a dedicare delle poesie in italiano ad una regina inglese. Rintracciare la sua biblioteca personale e i suoi manoscritti significherebbe andare a scoprire tutto il suo contributo, aiuterebbe a capire come lavorava in quanto, al di là del suo contributo shaksperiano, Florio sin da giovane ha collaborato nella letteratura e nel teatro inglesi. Sappiamo anche che è stato un grande amico di Ben Johnson che, insieme a Shakespeare, è stato il più grande drammaturgo inglese. Ha collaborato, infatti, al Volpone di Ben Johnson e oggi, nella copia conservata presso la British Library, possiamo trovare una dedica scritta dall’autore a Florio in cui lo descrive come “suo padre”, come suo grande amico e come “aiuto delle sue Muse”, il che fa capire il contributo di Florio.

Nelle mie ricerche ho scoperto per prima anche una poesia che lui ha scritto in italiano, ispirato dall’Aminta di Torquato Tasso, e che ha dedicato alla regina. Probabilmente la scrisse per un intrattenimento a corte.»

Shakespeare e John Florio

In particolare quale era, secondo i suoi studi, il legame con Shakespeare?

«Io sono convinta del fatto che a noi è pervenuta una visione un po’ distorta di Shakespeare che lo mostra come un genio solitario. In realtà durante l’età elisabettiana, in seguito anche allo sviluppo economico, molte attività come il teatro ebbero un incremento e durante la settimana si rappresentavano anche 4/5 opere di seguito, al punto che decisero che il teatro avrebbe potuto essere anche una fonte di guadagno e iniziarono a far pagare un biglietto di ingresso. Ciò comportò il fatto che i compositori iniziarono a collaborare tra loro e anche a riadattare opere già esistenti. Florio già all’inizio della sua carriera, aveva poco più di venti anni, lavorava nei teatri con Richard Tarlton, che è stato il più grande attore elisabettiano, il quale gli fu grato per aver portato il teatro italiano in terra inglese.

Quindi Florio va visto in questo contesto cioè innanzitutto come colui che portò il Rinascimento italiano in Inghilterra con la traduzione e il riadattamento nonché per l’aiuto che diede proprio a Shakespeare nell’arricchimento del lessico. Grazie a Florio troviamo in Shakespeare autori minori come il Ruzzante, ad esempio, che è stato un autore straordinario che scriveva in dialetto padovano. Bisognerebbe chiedersi come ha fatto Shakespeare a comprendere un autore del genere, non ci sarebbe potuto riuscire senza le competenze di Florio. Quindi il punto fondamentale è l’importanza che il Rinascimento italiano ha avuto nel teatro elisabettiano, nel teatro shakespeariano, grazie proprio a John Florio che all’epoca è stato il maggiore rappresentante dell’Italia in Inghilterra. Le somiglianze e le similitudini sono tante, in termini proprio di parole, di lingua e se facciamo un confronto tra tutte le parole inventate da Florio e quelle inventate da Shakespeare molte sono uguali. Così come i proverbi italiani che troviamo in Shakespeare e alcune sue opere teatrali che vengono da proverbi italiani. In un’opera del 1591 Florio pubblicò la più ricca collezione di proverbi italiani, 6000 per l’esattezza, molti dei quali sono nelle opere Shakespeare.»

Come mai gli italiani non hanno avuto l’acume di rilevare l’opera di Florio?

«Perché hanno voluto appoggiare gli accademici inglesi sminuendo la storia di John Florio.»

Veniamo all’evento organizzato a Napoli per domenica.

«È una rassegna teatrale che riguarda me e altri autori. Venerdì e sabato andrà in scena l’opera William non era Shakespeare del drammaturgo Roberto Russo. Il mio spettacolo, invece, è previsto, come dicevamo, per domenica. Sono molti anni che portiamo avanti, lui tramite spettacoli teatrali, io attraverso ricerche, conferenze ed eventi, la figura di John Florio.

Il mio romanzo Resolute John Florio all’ambasciata francese è stato pubblicato il 17 febbraio e lo spettacolo consisterà nella rappresentazione di alcune scene tratte dal libro interpretate dagli attori Antonio Dell’Isola e Diego Consiglio. Presenterà Saul Gerevini che è uno studioso di John Florio il quale ha portato delle ricerche significative nell’ambito proprio degli studi floriani-sheakespiriani. Lo spettacolo sarà divertente ma inviterà gli spettatori a riflettere su ciò che è accaduto e spero che sia il punto di partenza per apprezzare la figura di John Florio. Il romanzo è accessibile a tutti, non è necessario essere esperti di lingua o di letteratura inglese per comprenderlo.

I due attori interpreteranno John Florio e Giordano Bruno i quali, come testimoniano i documenti in nostro possesso, vissero due anni insieme all’ambasciata francese, anni intensi, non facili, che però permisero loro di stringere una bellissima amicizia che sarà sempre ricordata in tutte le loro opere. Giordano Bruno la ritrae nelle sue opere con termini molto gioviali e simpatici.

Quindi il suo potrebbe essere definito un romanzo storico?

«Può essere definito un romanzo storico con elementi fantasy perché ha due livelli temporali: uno presente in cui un ragazzo che vuole indagare sul giallo della vita di Florio grazie a un manoscritto riuscirà ad avere accesso al 1583, quando presso l’ambasciata francese vivono proprio Giovanni Florio e Giordano Bruno. Il libro ha una dettagliata bibliografia e anche i documenti d’archivio dell’epoca.

 

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