Alice nel paese delle parole

Un’imperdibile visita al Castel del Monte

Elena Opromolla

Elena Opromolla

Ex docente di Lingua e letteratura italiana i miei interessi sono molteplici e spaziano dall'attualità, alle recensioni, dalla politica agli eventi culturali. Ho conseguito diversi premi letterari e ho partecipato a festival del libro nazionali e internazionali.

Castel del Monte, (XIII secolo,) edificato in Puglia e visibile dal Gargano, si erge in una splendida solitudine a 540 metri sul livello del mare, su una piattaforma rocciosa di pietra calcarea nelle Murge Occidentali.   

La sua sagoma particolare ed unica attrae lo sguardo del turista, che se lo ritrova davanti all’improvviso, dopo aver percorso i 18 Km che distanziano la fortezza da Andria. E’ tra i 111 castelli attribuiti all’ Imperatore Federico II di Svevia. Una grande emozione pervade lo spirito del visitatore quando osserva l’imponenza e la perfezione architettonica del Castrum Federicianum, (Castello di Federico) immortalato anche sul retro della moneta italiana da 1 centesimo di euro.

La forma ottagonale di Castel del Monte

La sua planimetria ottagonale richiama il numero 8, che si perpetua in altre componenti del maniero: otto le torri anch’esse ottagonali, poste agli angoli dell’ottagono regolare che costituisce la base;  otto i lati che delimitano il cortile interno; otto le stanze poste al piano terreno e otto quelle del primo piano. L’ottagono ricorre anche nella Corona Imperiale del X secolo, che simboleggia la fusione tra il potere celeste e quello terreno. La perfezione del cerchio rappresenta Dio e quella naturale del quadrato simboleggia l’uomo. L’8 dunque, simbolo dell’infinito, riflette la visione razionale e matematica del mondo e del potere di Federico II di Svevia.

 

Castel del Monte è visibile anche dal mare e dalle sue bifore lo sguardo abbraccia una visuale che si dilata a trecentosessanta gradi fino a 50/70 chilometri in condizioni di buona visibilità, grazie anche all’assenza di ostacoli significativi: il suo fascino deriva dalle influenze arabo-normanne, classiche, gotiche e romaniche che lo rendono unico ed enigmatico come lo sono la Sfinge e le piramidi nella Valle dei Re in Egitto. Inoltre, il castello attesta la vasta cultura di Federico II, grazie al quale riuscì a guidare il Sacro Romano Impero. Oltre a Castel del Monte è possibile ammirare in Puglia altri sette castelli a lui connessi: il Castello di Gravina,  il Castello Svevo e  il Castello di Gioia del Colle, tutti nella provincia di Bari; il  Castello di Lucera e di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia; il Castello di Trani e il Castello di Oria in provincia di Brindisi, e infine il Castello di Barletta.   

 

Storia del Castrum Federicianum

“E’ il 29 gennaio del 1240 quando l’Imperatore scrive da Gubbio ad un suo funzionario di Capitanata, il giustiziere Riccardo di Montefuscolo, per sollecitare il reperimento del materiale da costruzione, per il sontuoso castello nei pressi del monastero di Santa Maria del Monte.” Trattasi dell’unico documento attinente l’edificazione della fortezza che, nel corso dei secoli ha subito saccheggi, modifiche della destinazione d’uso e rivalutazioni.

Quando gli Angioini subentrarono agli Svevi il maniero fu adibito a luogo di detenzione per personaggi illustri della Casata Sveva, ovvero della dinastia degli Hohenstaufen, tra cui Federico, Enrico ed Enzo. Con il suo abbandono nel XVII secolo Castel del Monte subì gravi saccheggi che lo impoverirono dei ricchi arredi scultorei, dei quali restano solo una lastra raffigurante il Corteo dei cavalli ed un frammento di figura umana.

 

Nel 1876 lo Stato Italiano lo acquistò per 25.000 lire per destinarlo alla fruizione pubblica. L’Unesco nel 1996 lo dichiarò Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

 

Struttura

Nelle sedici sale si possono notare le magnifiche volte a crociera, ognuna decorata con elementi  antropomorfi, zoomorfi e fitomorfi.  In alcune torri sono visibili le cisterne per la raccolta  dell’acqua piovana e in altre, invece è possibile visitare i bagni con latrine e lavabi.

Il cortile ottagonale colpisce per il suggestivo contrasto cromatico tra breccia corallina, pietra calcarea e marmo. La muratura che delimita l’area interna prresenta un’alternanza regolare: tre portali al piano terra e tre porte-finestre al primo piano. Un tempo, probabilmente, un camminamento in legno metteva in contatto le porte-finestre. In alcune sale, enormi camini in breccia corallina, privi delle cappe, emergono sulla muratura possente. Sedili bianchi in marmo creano ampie scalinate che conducono alle bifore, dalle quali è possibile ammirare il panorama circostante.

Federico II di Svevia

Federico II di Svevia, conosciuto anche come Federico di Hohenstaufen, nacque a Jesi, nelle Marche il 26 dicembre 1194 e morì a Castel Fiorentino, in Puglia, il  13 dicembre 1250. Fu sepolto nella cattedrale di Palermo in un sarcofago di porfido rosso (roccia  vulcanica dura).

Figlio di Enrico VI di Haohenstaufen e di Costanza d’Altavilla, regina normanna, Federico II di Svevia fu Re di Sicilia, Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Germania, Re di Gerusalemme e Re d’Italia. Noto anche con l’appellativo Stupor Mundi, per le sue straordinarie qualità intellettive e culturali, conosceva sette lingue: latino, greco, arabo, tedesco, francese,  siciliano ed ebraico. Grande  appassionato di scienze e filosofia, promosse l’arte in tutte le sue forme. Nel 1224 fondò l’Università di Napoli, una delle più antiche d’Europa e fece redigere le Costituzioni di Melfi, un codice legislativo innovativo. Figura di spicco del suo tempo riuscì a far convivere nel Sacro Romano Impero l’eredità araba, greca, latina e normanna. Entrò in conflitto con il Papato, al punto da essere scomunicato tre volte e accusato di eresia. Precursore dell’Umanesimo, fu il fondatore della celebre Scuola Siciliana.  Fu amico e mecenate di artisti, architetti, scrittori, musicisti, religiosi e scienziati. Amava i libri e ne scrisse uno dedicato alla caccia del falcone, De arte venandi cum avibus. Ebbe tre mogli ufficiali, Costanza d’Aragona, Yolanda di Brienne e Isabella d’Inghilterra, nonché numerose concubine e figli naturali riconosciuti.