Alice nel paese delle parole

Vaccini tra innovazione e diffidenza

Elena Opromolla

Elena Opromolla

Ex docente di Lingua e letteratura italiana i miei interessi sono molteplici e spaziano dall'attualità, alle recensioni, dalla politica agli eventi culturali. Ho conseguito diversi premi letterari e ho partecipato a festival del libro nazionali e internazionali.

Nel corso della Storia epidemie e pestilenze hanno falcidiato vite umane e livellato la popolazione mondiale in ogni tempo e luogo, fino al XVIII secolo, quando la nascita della scienza moderna ha favorito l’applicazione del Metodo Sperimentale di galileiana memoria alle varie scoperte e invenzioni. Il trionfo della ragione umana  sulle superstizioni e sull’ignoranza  ha permesso anche il progresso della medicina, durante il secolo dei Lumi.

Nel 1796 Edward Jenner,  medico inglese, aveva notato che le donne incaricate della mungitura contraevano in forma lieve il vaiolo delle vacche (da cui deriverà il sostantivo vaccino), sembrando immuni dal vaiolo umano. Edward Jenner ebbe così  l’intuizione di inoculare  in un ragazzo, James Phipps del materiale del vaiolo umano, ponendo le basi della tecnica delle vaccinazioni.

Louis Pasteur  chimico e microbiologo francese,  nel XIX secolo fu pioniere nel perfezionare i vaccini, in quanto rese meno aggressivi gli agenti patogeni e quindi più sicuri i vaccini per la rabbia, il colera e l’antrace o carbonchio. Nel 1900, grazie ai progressi della Scienza ed all’Industrializzazione la produzione dei vaccini cominciò ad avvenire su larga scala, per far fronte all’immunizzazione delle masse.

Nel 1939 Albert Sabin, medico polacco statunitense, dimostrava alla comunità scientifica la sua prima importantissima scoperta sulla natura del virus poliomielitico che attaccava le fibre nervose. Dimostrò che la sede dell’attivazione del  virus era l’intestino e quindi ideò un vaccino contenente virus polio attenuati, da assumere per via orale.  Così milioni di vite furono salvate e malattie infettive gravi drasticamente ridotte.

.Con il XXI secolo la biotecnologia ha fatto in modo che si creassero vaccini ancora più sicuri e validi, come quelli a sub unità basati su parti dell’agente patogeno e i vaccini a vettore virale con virus inattivati usati come “trasportatori” di antigeni.

Sarà però l’inoculo dei vaccini a mRNA contro il COVID-19 (virus), come quelli della Pfizer, BioNTech e Moderna che segnerà una svolta epocale nel 2020. Tali vaccini, frutto di una tecnologia innovativa, messa in atto in tempi brevi e durante la pandemia, si basano su un meccanismo immunitario completamente diverso e poco noto. In pratica alle cellule umane vengono date “istruzioni” per produrre una proteina virale, che poi induce la risposta immunitaria, evitando così l’uso del virus vivo. Questa tecnologia innovativa ha aperto la strada al trattamento di altre patologie infettive tra le quali alcuni tumori.

L’imperversare della COVID- 19 (malattia) in tutto il Pianeta in tempi brevissimi ha richiesto lo sforzo di tanti scienziati e menti brillanti, per la messa a punto dei vaccini a mRNA, mai utilizzati prima, come già illustrato in precedenza.

 

Il fenomeno pandemico ha provocato insieme alle numerose vittime anche una serie di effetti “collaterali” non legati esclusivamente allo stato di salute delle popolazioni colpite, bensì alla diffidenza contro i vaccini moderni e contro l’obbligo vaccinale. Le cause principali di tale atteggiamento largamente diffuso sono intrecciate tra loro ed affondano le loro radici nella paura, nella sfiducia e nell’ignoranza della realtà oggettiva, che sfuma nelle infinite interpretazioni affidate  anche ai social.

La mancanza di fiducia nei vaccini moderni è strettamente legata alla disistima nelle istituzioni, nelle aziende farmaceutiche e nelle organizzazioni sanitarie da cui dipendono i vaccini. La disinformazione o fake news ha  favorito la diffusione di notizie false o inesatte sui vaccini moderni, basati su tecnologie nuove e sconosciute a chi non ha familiarità con la scienza. Dal mancato approfondimento dei dati sarebbero derivati quindi gran parte degli atteggiamenti ostativi all’immunizzazione di massa cui abbiamo assistito proprio durante la campagna vaccinale contro il Covid-19.

Un altro fattore che non giova all’accettazione dei vaccini moderni è la paura degli effetti collaterali gravi, anche se molto rari.

Spesso la percezione di un rischio basso della patologia infettiva non spinge alla vaccinazione, così come i fattori culturali e religiosi di alcune comunità che inducono al rifiuto dei prodotti immunitari. Infine anche le esperienze negative  e gli aneddoti possono concorrere alla diffidenza.