Vespero Napoletano, la città che si racconta lentamente Dall’11 settembre al 24 ottobre torna il Festival del Turismo Lento, alla sua terza edizione
Di Luca De Lorenzo
C’è un modo di attraversare Napoli che non ha nulla a che vedere con l’itinerario turistico consueto, fatto di tappe obbligate e tempi contingentati. È il modo che propone, per il terzo anno consecutivo, Vespero Napoletano: un festival diffuso — nel senso letterale del termine, prima che in quello di marketing culturale — che dall’11 settembre al 24 ottobre 2026 porta passeggiate, concerti, spettacoli, laboratori e incontri in luoghi non sempre segnati sulle mappe turistiche, dagli agrumeti storici del centro antico alle colline che orlano la città.
Promosso dal Comune di Napoli attraverso l’Assessorato al Turismo e alle Attività produttive e l’Assessorato al Verde, il progetto nasce dall’incontro tra decine di associazioni e realtà culturali del territorio, e si regge su un’idea precisa: che conoscere una città richieda tempo, e che il tempo — quello di una camminata, di un concerto all’imbrunire, di una visita guidata senza fretta — sia esso stesso parte dell’esperienza. La direzione artistica dell’intera rassegna è di Luca De Lorenzo.

Un programma che attraversa i quartieri
Il calendario si sviluppa per fine settimana, da metà settembre a fine ottobre, e cambia quartiere quasi a ogni tappa: si va dall’agrumeto di vico Paradisiello al Real Bosco di Capodimonte, dai vicoli del Cavone e di Forcella alla Floridiana, dal Rione Sanità al Vomero, fino al Real Albergo dei Poveri e al Maschio Angioino. Ad aprire l’edizione 2026, l’11 settembre, sono due appuntamenti che già dicono molto dello spirito del festival: un laboratorio di fermentazione domestica nel giardino di vico Paradisiello e La Rua della Ciulla, spettacolo itinerante di Taverna Est dedicato a Giulia De Caro, cantante e impresaria napoletana del Seicento tra le prime donne a dirigere un teatro d’opera in Europa.
Da lì il programma si allarga a passeggiate narrative (tra queste, gli itinerari sulla Napoli “biofilica” del WWF, le esplorazioni della street art con La città dei muri parlanti, i percorsi dedicati alle Quattro Giornate di Napoli nell’83° anniversario), visite guidate a parchi e ville storiche, laboratori per famiglie, una maratona fotografica nel centro storico e momenti dedicati alla memoria cittadina, fino alla rievocazione storica de I Sebastà di Neapolis al Maschio Angioino, il 24 ottobre, giornata di chiusura.
La musica nel Vespero
Sebbene il festival non sia una rassegna musicale in senso stretto, la musica ne attraversa il programma come un filo costante, spesso agganciata alla scoperta di un luogo. La serie Le forme della musica, curata da diverse realtà cittadine, racconta la storia musicale partenopea per tappe: dallo spettacolo su Giulia De Caro ai “pillole” narrative del Trio I Giullari per la Fondazione Barocco Napoletano, fino a un incontro pensato per insegnanti sull’uso del melodramma come strumento di educazione sentimentale.
Parallelamente, Napoli Opera House anima ai Giardini di Villino Manina la serie Hortus musicus 2.0: un concerto che intreccia jazz, Piazzolla e improvvisazione con il duo Duoore, un omaggio a Domenico Modugno con Lalla Esposito e Raffaele Esposito, e la chiusura, il 4 ottobre, affidata all’Artemisia String Quartet con un concerto-narrazione tra pagine classiche e colonne sonore. Sempre Napoli Opera House firma, il 10 ottobre, l’esecuzione di Pierino e il lupo di Prokof’ev, preceduta da un laboratorio di maschere di carta per bambini. Non mancano gli appuntamenti en plein air del sabato e della domenica sera — Sing ‘o swing jazz al tramonto al Parco del Poggio, con Andrea Parente e ospiti diversi a ogni data — e le proposte più propriamente cameristiche: il convegno con concerto sulla musica napoletana di Canone Inverso al Conservatorio San Pietro a Majella, l’omaggio a Lucio Dalla per i quarant’anni di Caruso con l’Emilia Zamuner Quartet, Le Quattro Stagioni Ensemble nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, e il Gloria di Vivaldi eseguito da Suaviternova nella chiesa di San Vincenzo de’ Paoli, il 10 ottobre.
Come partecipare
La maggior parte degli eventi è gratuita; molti richiedono però prenotazione obbligatoria, indicata di volta in volta nel programma con i relativi contatti (spesso via WhatsApp) dei singoli enti organizzatori. Il calendario completo, weekend per weekend, è disponibile sul sito del Comune di Napoli e sui canali social dell’Assessorato al Turismo. Vale la pena consultarlo per intero: la natura diffusa del festival fa sì che, più che una rassegna da seguire dall’inizio alla fine, Vespero Napoletano sia un invito a scegliere, weekend dopo weekend, un pezzo di città da guardare — o da ascoltare — con occhi diversi.