Cimarosa al San Carlo: un ritorno luminoso, ma la gloria merita lustro
Il Teatro San Carlo ha celebrato un atteso ritorno: Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa, gemma preziosa del Settecento napoletano, è tornato a risplendere dopo tre decenni di assenza. Questa produzione inedita, concepita per i talenti emergenti della nostra Accademia Lirica, ha riscosso un plauso unanime, segno eloquente dell’intramontabile vitalità della scuola partenopea.
Eppure, pur nell’enfasi di questo successo, una riflessione si impone. Sebbene l’iniziativa sia encomiabile, la collocazione di un titolo così capitale, pietra angolare del nostro teatro musicale buffo, in un ambito quasi sussidiario, non rende piena giustizia al suo valore intrinseco. Napoli, culla di un genere che incantava le corti d’Europa, meriterebbe una più robusta affermazione del proprio patrimonio. L’auspicio è che questo allestimento, di eccellente fattura scenica e musicale, apra la strada a una programmazione più ambiziosa, con opere di primo piano e cast all’altezza della fama internazionale del San Carlo. Non si può ignorare che quest’opera fu commissionata da un imperatore, a riprova del prestigio globale del nostro Cimarosa, al pari del Paisiello.

Ph. Luciano Romano
Un Palcoscenico Di Mutazioni E Senso
La nuova, raffinata produzione si è distinta per limpidezza e pertinenza. La regia di Stéphane Braunschweig ha saputo valorizzare il libretto con un approccio intelligente, distillando ogni sfumatura senza mai eccedere. La scenografia, curata dallo stesso Braunschweig, essenziale e moderna, con le sue pareti neutre, evoca un ambiente modulare e componibile che con sapiente mobilità si adatta alle esigenze narrative, conferendo dinamismo e freschezza all’intero spettacolo.
I costumi di Thibault Vancraenenbroeck, frutto di uno studio meticoloso, si rivelano deliziosi nella loro capacità di attraversare epoche. L’iniziale modernità degli abiti cede il passo al Settecento con l’ingresso di personaggi che incarnano le rigide convenzioni sociali. Solo Carolina, cuore pulsante della messa in scena, conserva la contemporaneità del suo abbigliamento, emblema di una schiettezza immutabile. L’intera messa in scena, illuminata con perizia da Marion Hewlett, ha cesellato un’opera di dettagli gestuali e di luci suggestive, rendendo la narrazione vivida e coinvolgente.

Armonie E Voci: Tra Virtuosismo E Aspirazione
Il merito sul fronte musicale va ascritto al maestro Francesco Corti, profondo conoscitore del repertorio settecentesco. La sua direzione, sul podio dell’Orchestra del San Carlo, ha mostrato rigore ritmico, cura timbrica e brillante vitalità. L’equilibrio tra la comicità partenopea e il respiro viennese è stato raggiunto con rara maestria, valorizzando allusioni mozartiane e presagi rossiniani. L’Orchestra ha risposto con professionalità, garantendo una esecuzione coerente e dinamica.
Il cast vocale, multietnico e promettente, ha offerto prove encomiabili per impegno e risorse. Il tenore Sun Tianxuefei ha delineato un Paolino di splendida presenza e vocalità luminosa. Accanto a lui, il soprano Maria Knihnytska ha cesellato una Carolina di mozartiana grazia, con un timbro dolce e una linea di canto sicura. Notevoli anche le prove di Anastasiia Sagaidak ed Sayumi Kaneko.
Tuttavia, un’osservazione si rende imprescindibile per le voci gravi. Il baritono napoletano Antimo Dell’Omo, pur credibile scenicamente e dotato di buon timbro, necessita di maggior saldezza nel volume. Il basso coreano Yunho Eric Kim, sebbene efficace negli accenti paterni, deve ancora irrobustire dizione e appoggio. Non è un limite alla loro indiscutibile qualità, ma una riflessione sulla necessità di una piena aderenza stilistica che, per i nostri capolavori, può trarre linfa vitale da una più profonda immedesimazione nella cultura locale.

Un Successo di Scena, Un Deserto di Sguardi Nostrani
L’applauso del pubblico, numeroso e internazionalmente eterogeneo, ha suggellato il meritato successo della produzione. Eppure, una nota dolente persiste: la scarsa affluenza dei nostri concittadini. La messa in scena di un capolavoro della scuola napoletana, purtroppo evento raro nella nostra stessa città, avrebbe meritato una ben più vasta partecipazione. Troppo spesso, inspiegabilmente, i napoletani disertano gli eventi che celebrano il loro inestimabile patrimonio.
Il Matrimonio Segreto è tornato a risplendere. Ora spetta a noi, con rinnovato orgoglio, assicurarci che l’immenso scrigno della nostra tradizione musicale non rimanga un segreto custodito, ma diventi un faro per tutti. Non credete che sia giunto il momento di riappropriarci appieno della nostra gloria?
Teatro di San Carlo – Stagione d’opera e di balletto 2024/25
IL MATRIMONIO SEGRETO
Dramma giocoso in due atti
Musica di Domenico Cimarosa
Libretto di Giovanni Bertati
dalla commedia The clandestine marriage
di George Colman il Vecchio e David Garrick
Solisti dell’Accademia di Canto lirico del Teatro di San Carlo
Geronimo Yunho Eric Kim
Elisetta Anastasiia Sagaidak
Carolina Maria Knihnytska
Fidalma Sayumi Kaneko
Il conte Robinson Antimo Dell’Omo
( Approfondimento sulla storia secolare del teatro e il ruolo di Cimarosa e Paisiello nella Scuola Napoletana)
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