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Diego Armando Maradona: la forza del mito oltre l’ambivalenza  

Adriano Russo

Adriano Russo

Sociologo, specializzato in criminologia critica, prevenzione e sicurezza sociale. Docente, formatore e progettista in ambito sociale e nei servizi integrati, adotta un approccio umanistico e sociologico nella scrittura e nella progettazione. "Credo nella trasparenza degli animi e delle coscienze".

Nel 5° anniversario della scomparsa del Pibe de oro viene fatta una riflessione sociologica che evidenzia forse, in via definitiva, il tramonto di quell’ambivalenza tanto discussa prima, durante e dopo gli anni del suo percorso calcistico ed esistenziale e che sancisce l’affermazione totalitaria dell’eternità del mito e della sacralità del rito al di là dell’uomo, al di là del calciatore.  

L’anniversario della morte del “Pibe de Oro”

Il 25 novembre cadono i 5 anni dalla morte di Diego Armando Maradona, il ricordo non resta solo nei post sui social o nelle chiacchiere al bar, ma si declina in tutta la città in serate di incontri di festa, eventi commemorativi, memorial, cori e striscioni allo stadio, ecc. Uno dei luoghi simbolo è la zona attorno al murales di Maradona in via Emanuele de Deo a Napoli, dove ogni anniversario si trasforma in un punto di ritrovo spontaneo per tifosi, curiosi, turisti e dove si può respirare quel clima di devozione laica tra sacro e profano che in questo posto si sente, forse, di più che in ogni altro luogo della città.

La nascita dell’ambivalenza

I nostalgici del calcio e di Maradona, ricorderanno che Diego veniva ammirato e giudicato soltanto per la sua classe inconfondibile, per il suo genio e per le magie che compiva sul rettangolo di gioco. Un amore tanto folle che, nel corso del mondiale di Italia 90, moltissimi tifosi napoletani preferirono fare il tifo per la sua Argentina piuttosto che per la nazionale italiana. Per molti altri, però, l’eliminazione dell’Italia per mano dell’Argentina di Maradona in semifinale fu vissuta alla stregua di un tradimento. “Maradona è più argentino che italiano!”, ma la rabbia di quel momento e di quella amara sconfitta venne via via scemando perché a vederlo giocare sul terreno di gioco gli veniva perdonata ogni cosa.

La nascita dell’ambivalenza. Maradona: tra mito e caduta

La sua integrità umana e morale fu invece messa veramente in discussione quando, nel 1991, Diego viene sospeso dal mondo calcistico perché trovato positivo alla cocaina. Una data che segna, forse, la vera scissione dell’uomo dal calciatore. Questo è un momento che apre la strada a un processo di demonizzazione nei suoi confronti, destinato a durare, alimentando il dualismo che contraddistingue da sempre il personaggio di Diego Armando Maradona. Stessa dinamica che prosegue durante i mondiali negli Stati Uniti d’America del 1994, quando Maradona risulta positivo al controllo dell’antidoping, fino ad arrivare nel 2007 quando gli vengono notificate gravi inadempienze nei confronti del fisco italiano. Maradona è ammirato e osannato da una parte, criminalizzato e stigmatizzato dall’altra, un’ambivalenza che si ripercuote di continuo nell’ immaginario quotidiano degli italiani: l’uomo e il calciatore, il genio e la sregolatezza, il sacro e il profano.

Crisi e declino del dualismo?

Il personaggio Maradona ha da sempre fatto parlare di sé e viene messo in discussione fino al momento della sua morte, avvenuta il 25 novembre 2020.  La percezione collettiva da qual momento sembra però fortemente ridimensionare anche l’accanimento sociale e mediatico verso la scissione del personaggio, ossessiva, quasi maniacale. L’ ambivalenza sembra essersi finalmente acquietata. Diego, da vivo così come da morto, rappresenta l’identificazione simbolica totale sia dell’uomo che del calciatore, sia per gli argentini che per i napoletani. Non ci sono differenze, forse non ci sono mai state, Maradona è per loro il “totem sacro“. In Argentina, ad esempio, lui è “l’Iglesia “Maradoniana“.  

A Napoli, invece, Diego ha rappresentato e rappresenta ancora, il riscatto sociale e popolare di una città, il cuore di un popolo che lo beatifica, lo santifica, lo omaggia e lo consacra nei simboli dei quartieri partenopei: dai monumenti ai murales dei luoghi storici, fino ai rituali di socializzazione che riguardano la dimensione del sommerso. “Maradona è una religione!”. Le persone si identificano sempre e comunque in lui, nelle rappresentazioni individuali e sociali che mettono in atto in suo nome.

Processi simbolici di identificazione sociale

Non si tratta di un’eccessiva santificazione o beatificazione, come erroneamente affermato da qualche noto giornalista. La celebrazione sociale, culturale ed epocale di Maradona rappresenta, invece, l’enfatizzazione e la legittimazione simbolica di un’epoca passata, un tempo capace di aiutare a superare le crisi identitarie degli individui che lo seguivano, credevano in lui, e che ancora oggi ci credono. Maradona configura una dimensione simbolica sacrale, culturale. Diego è il collante sociale comunitario, la scossa morale che incarna la forza e lo spirito di un intero popolo che si rivede eternamente nel suo mito e nelle sue gesta.

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