Cultura

Eco e Narciso: la trappola del riflesso e il dolore dell’eco

Francesca Ingenito

Francesca Ingenito

Laureata in Giornalismo, è una curiosa osservatrice del mondo e delle sue sfumature. Dall’attualità alla cultura, ama esplorare temi diversi, lasciandosi guidare dalle domande, dalle idee e dal desiderio di scoprire nuove prospettive. Considera la scrittura uno strumento per raccontare la realtà, approfondire ciò che la circonda e dare voce a storie che meritano di essere ascoltate. Sperimentare, mettersi alla prova e imparare ogni giorno sono parte del suo percorso, con la consapevolezza che raccontare il mondo significhi, prima di tutto, non smettere mai di imparare a guardarlo.

Tra dandy della mitologia e parole perdute, il mito antico racconta con sconcertante attualità le nostre prigioni moderne: l’ossessione per sé stessi e l’incapacità di comunicare.

Eco era la ninfa più loquace dei boschi. Sapeva ammaliare persone e dei usando l’abile arte dell’incastro tra parole. Per tutti, ascoltarla era un piacere che non si esauriva mai.

Zeus, che conosceva benissimo questa sua dote, se ne approfittò: per distrarre sua moglie e agire indisturbato nei suoi corteggiamenti, costrinse Eco a chiacchierare per ore con Giunone.

La dea, però, scoprì ben presto l’inganno e tutte le sue furie si scagliarono contro la piccola ninfa. La pena del contrappasso fu crudele: Eco, per tutta la vita, avrebbe potuto pronunciare soltanto le ultime parole che ascoltava dagli altri. La ragazza cominciò ad isolarsi, a vagare per i boschi senza meta, condannata ad essere lo strascico del finale, un rimbombo per l’eternità.

In un giorno qualunque, però, sulla sponda del lago incontrò il ragazzo più bello che avesse mai visto. Si chiamava Narciso ed era affascinantissimo, il dandy della mitologia greca. Osservarlo di nascosto diventò l’ossessione di Eco che, sola e maledetta, naturalmente se ne innamorò. Ma lui non ricambiava. Narciso sapeva amare solo sé stesso, bramava il suo viso riflesso nell’ acqua. Se ne stava lì, tutto il tempo. Una volta s’era specchiato per caso nel lago e l’immagine che gli era comparsa gli era sembrata la più dolce e soave mai guardata prima. Quindi, rimase lì a fissare il suo riflesso, a cercare di toccarlo, afferrarlo, poter comunicare con esso.  Smise di bere, mangiare e persino dormire.

L’ amore per sé stesso cominciò a consumarlo ed Eco intanto, piena di rabbia e rancore, lo guardava deperire, annullarsi, scomparire e sprofondare nello stupido tentativo di potersi acchiappare. Arrivò il giorno in cui di lui non rimase più nulla: solo petali bianchi sul pelo dell’acqua. Narciso perse anima e corpo.

Eco, devastata dal peso del dolore di un amore non ricambiato, scelse di disperdersi e volare libera nell’aria.

Si narra che sia nascosta ancora tra le rocce, nei posti più alti e nelle montagne. Si è trasformata in un’onda e dice e ridice ciò che le viene detto: non ha più parole sue e i pezzi per esprimersi può trovarli solo dagli altri.