EditorialeScienze umane e sociali

Il sogno tra rinuncia e possibilità

Adriano Russo

Adriano Russo

Sociologo, specializzato in criminologia critica, prevenzione e sicurezza sociale. Docente, formatore e progettista in ambito sociale e nei servizi integrati, adotta un approccio umanistico e sociologico nella scrittura e nella progettazione. "Credo nella trasparenza degli animi e delle coscienze".

Una riflessione sulle dinamiche che spesso conducono gli individui alla rinuncia dei propri sogni ma anche una provocazione sulla possibilità di poterli rivalutare ed inseguire.

Sogni e ostacoli: tra possibilità e disincanto

E’ forse lecito sostenere che i sogni della maggior parte degli individui restino, ancora oggi, per sempre infranti nel cassetto? Rispetto al passato l’esistenza di ciascun individuo appariva, nella maggior parte dei casi, già segnata. Le possibilità di emergere erano sicuramente più limitate e le scelte di vita erano per lo più ridotte all’esigenza di poter trovare un qualsiasi tipo di impiego e provvedere al sostentamento della propria famiglia.

Le differenze sociali erano più evidenti e l’età o il contesto di nascita influenzavano le possibilità di scegliere o cambiare il corso della propria vita.

Oggi, almeno sulla carta, chiunque sembra avere l’opportunità di compiere una propria ascesa sociale, nonostante le innumerevoli difficolta che di fatto si incontrano lungo il cammino di vita. Tutto questo perchè il sistema attuale e moderno lo consente e le opzioni sembrano essere davvero vaste, con vie di fuga e sbocchi professionali innumerevoli.

L’individuo tra scelte, disorientamento e incertezza

Prima, la possibilità di scegliere il paese dove vivere non era necessariamente legata all’esigenza di dover emigrare per trovare un‘occupazione ma dipendeva da diversi fattori, quale la curiosità e la spinta di seguire nuove mete sociali, culturali e le proprie ambizioni personali e professionali. Oggi, tuttavia, la sensazione diffusa è quella di trovarsi immersi in un tessuto sociale di informazioni così eccessive, che risulta difficile contenerle e selezionarle. Se questo da un lato disorienta e paralizza l’individuo, dall’altro gli concede una vasta gamma di scelte e di possibilità da valutare e selezionare.

Rispetto al passato, dunque, gli individui sono sicuramente più liberi di mettersi in discussione e di poter decidere di cambiare o reinventare il proprio destino. Eppure, le complessità attuali, specie nella sfera lavorativa, sembrano spingere molte persone ad adattarsi e ad accontentarsi. Forse si ritiene che la soluzione migliore in questa giungla contemporanea, sia quella di trovare un porto sicuro dove approdare. Ciò che non si conosce spaventa e disorienta e allora è come se fosse il mondo a scegliere per gli individui e per la loro esistenza.

Il sogno nel cassetto resta davvero  nel cassetto?

Quanti, ad esempio, svolgono ad oggi la mansione lavorativa che desiderano o avrebbero desiderato svolgere? Secondo l’articolo 4 della Costituzione, la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e a promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società?.” Ma, al progresso dell’individuo chi ci pensa?

Lo scenario attuale più veritiero sembra essere quello dell’incomprensione, della confusione, dell’accettazione della propria condizione lavorativa e della rinuncia di migliori scenari possibili, sia nel lavoro che nella sfera affettiva.

Teoricamente l’epoca dell’incertezza, della sospensione, del turbamento, del disorientamento, della disoccupazione, potrebbe però rappresentare un momento di svolta e di messa in discussione della realtà in modo trasgressivo e rivoluzionario.

Resta aggiornato su Plus Magazine!