La chiave di Dalí per entrare nel mondo dell’inconscio.

L’ipnagogia: il confine tra veglia e sonno dove nasce la creatività
Gli psicologi la chiamano ipnagogia. È lo stato che precede immediatamente l’addormentamento, una sorta di «terra di mezzo» tra la veglia e il sonno.
Dura pochi istanti, durante i quali le onde cerebrali rallentano e possono comparire immagini vivide, suoni, voci, sensazioni di caduta e persino distorsioni della percezione corporea. È una condizione in cui realtà e immaginazione sembrano confondersi, dando vita ad associazioni mentali insolite e imprevedibili.
Non a caso, diversi artisti hanno trovato proprio in questa fase una fonte d’ispirazione. Tra loro c’era Salvador Dalí, che aveva escogitato un curioso sistema per catturare le immagini che emergevano dalla propria mente prima di addormentarsi.
Nel suo libro del 1948, 50 segreti dell’artigianato magico, raccontò quello che è passato alla storia come il «trucco della chiave».
Il rituale era semplice: si sistemava in poltrona con una pesante chiave o un cucchiaio tra le dita e collocava un piatto sul pavimento, proprio sotto la mano. Quando iniziava ad addormentarsi, la presa si allentava e l’oggetto metallico cadeva sul piatto, producendo un rumore che lo risvegliava immediatamente.
In questo modo riusciva a interrompere il sonno sul nascere, recuperando le immagini e le intuizioni appena affiorate nella sua mente, prima che svanissero.
La scienza ha studiato questo fenomeno?
Nel 2021, uno studio pubblicato su Science Advances dai ricercatori del Paris Brain Institute ha ripreso un esperimento molto simile. I risultati hanno mostrato che chi trascorreva almeno 15 secondi nella fase iniziale del sonno (N1) prima di essere svegliato aveva una probabilità circa tre volte maggiore di individuare una soluzione nascosta a un problema matematico.
A volte, le idee più straordinarie si nascondono proprio in quel sottile confine in cui la ragione si spegne e l’immaginazione prende il sopravvento.