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Notturni alla Certosa: tre pianisti, tre notti di settembre

Luca De Lorenzo

Luca De Lorenzo

Bass/Baritone, nato a Napoli nel 1987,si è diplomato presso il Conservatorio San Pietro a Majella ed in scenografia all' ABANA. Ha debuttato come cantante in diversi ruoli in teatri italiani ed esteri, dirige Festival musicali, si occupa di scenografia e regia. Come Attore ha lavorato per il teatro e la televisione. Si occupa di divulgazione musicale in teatro e nelle scuole.

Di Luca De Lorenzo

 

 

A San Martino prosegue “Le Voci di Sopra”, musica e nel cortile monumentale
Il Vomero, in settembre, guadagna un punto di vista privilegiato sulla città: dal cortile monumentale della Certosa di San Martino, dove prosegue la rassegna estiva “Le Voci di Sopra: suoni e visioni ai Musei nazionali del Vomero“, Napoli si ascolta prima ancora di vedersi. Dopo i primi due appuntamenti di luglio, il museo torna ad affidare le sue sere a Notturni, il festival pianistico organizzato dall’associazione Napoli Opera House e curato da Luca De Lorenzo, con tre serate — il 17, il 20 e il 25 settembre, sempre alle 20.30 — pensate come altrettante tappe di un unico percorso attraverso generazioni e repertori diversi.
Ad aprire, giovedì 17, è Giuseppe Andaloro , palermitano, classe 1982, vincitore nel 2005 del Premio Busoni e insignito lo stesso anno di un riconoscimento per meriti artistici dal Ministero della Cultura. Andaloro è pianista che rifiuta per vocazione i confini di genere: nei suoi programmi, spesso costruiti su propri arrangiamenti, convivono Bach e Frescobaldi accanto a Emerson, Lake & Palmer e ai King Crimson, Messiaen e Ravel accanto a Friedrich Gulda e Nikolai Kapustin. Non è un vezzo da crossover, quanto piuttosto l’idea — coltivata da anni di carriera internazionale — che le barriere tra musica “colta” e altri linguaggi siano spesso più una comodità storiografica che un dato musicale.

Domenica 20 tocca a Sara Amoresano , napoletana, diplomata con lode al Conservatorio “San Pietro a Majella” e oggi dottoranda a Santa Cecilia dopo una laurea in Lettere Classiche: un profilo che tiene insieme, non per caso, la tastiera e la filologia. Il concerto si apre con le Sonate op. 31 di Beethoven, oggetto del suo primo disco pubblicato quest’anno e frutto di un percorso di studio che l’ha portata, tra l’altro, a un workshop alla Fondazione Cini con Andreas Staier proprio su quelle pagine. Seguiranno brani di Elfrida Andrée — organista, compositrice e direttrice d’orchestra svedese dell’Ottocento, tra le prime donne in Europa ad affermarsi in ruoli allora riservati agli uomini, e nome che la programmazione corrente riscopre solo da pochi anni — e pagine di Chopin.

 

Chiude la rassegna, venerdì 25, Gile Bae : nata nel 1994 a Rotterdam da famiglia sudcoreana, debutto da solista a cinque anni, un anno dopo l’ingresso al Royal Conservatory of The Hague, quindi gli studi in Italia con Franco Scala all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola, dove si diploma nel 2017. Vincitrice giovanissima di premi internazionali, ha smesso di parteciparvi già a quindici anni; ha suonato per la famiglia reale olandese e, nel 2013, per Aung San Suu Kyi in occasione di una laurea honoris causa a Bologna. A Napoli porterà le Variazioni Goldberg di Bach, partitura che aveva già inciso nel 2017 e che da allora ha continuato a portare nelle sale di mezza Europa: un modo per chiudere il festival tornando, con vent’anni di carriera alle spalle, al punto più severo e più nudo del repertorio pianistico.
I concerti si tengono nel cortile monumentale della Certosa; il biglietto, unico per ogni serata, costa 15 euro. I posti disponibili sono duecento a serata ed è richiesta la prenotazione tramite il sito www.museiitaliani.it dove sono acquistabili anche i biglietti.