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Come mai ci sorprende tanto il turismo ad Avellino?

Michelle Nicodemi

Michelle Nicodemi

Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale, attualmente frequenta la magistrale in Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea presso l’Università di Napoli L’Orientale. Si interessa al rapporto tra lingue, politica e società, e al modo in cui il linguaggio contribuisce a costruire narrazioni e interpretazioni della realtà.

Qualche giorno fa mi trovavo con un’amica in centro per delle commissioni. Intorno, visi familiari, le solite strade, la solita piazza, tra l’altro, ben organizzata in precise “aree” di interesse secondo un codice scritto e riconosciuto forse solo da noi avellinesi: dove giocano i bimbi, dove siedono gli anziani, dove si mangia il gelato, e così via.

Ha completamente stravolto l’immagine confortevole di un mercoledì straordinariamente “solito” la domanda, del tutto inattesa, postaci da una coppia di signori italiani, a passeggio con la figlia: “ragazze, cosa c’è di là?”. Turisti, fino a prova contraria, anche sinceramente curiosi. Abbiamo indicato, senza troppi dubbi, la via per il Duomo: uno spazio che ci torna in mente forse più di quanto ci capiti di tornarci davvero.

Non erano soddisfatti, però, i turisti, chiedevano di più. E allora, abbiamo ricostruito il percorso che unisce il centro storico con Piazza Castello, e nominato il Teatro, e poi la “Fontana dei Tre Cannuoli”[1], e poi, ancora, la Torre dell’Orologio. La lista continuava. Erano stupiti quasi quanto noi da un elenco di siti che non accennava a diminuire.

È lecito porsi, a questo punto, un’altra domanda. Perché ci sorprende tanto il turismo ad Avellino? Consultando i dati ISTAT[2] del 2024, la nostra meravigliosa provincia ha registrato più di 114 mila arrivi e circa 304 mila pernottamenti, con incrementi rispettivamente del 7% e del 5% rispetto all’anno precedente.
Si tratta di una parabola verso l’alto che ha segnato anche l’anno successivo, e che, nonostante i dati ufficiali non consentano ancora di stabilire se il trend riguardi anche il 2026, perlomeno, fino a questo punto, non dovrebbe suscitare tanto stupore.

Il nostro capoluogo, con la sua vastissima provincia, offre infatti abbastanza da giustificare una dignitosissima presenza turistica e, soprattutto, da non perdonare più l’incredulità per la sua capacità di attrattiva.

[1]Il nome ufficiale è Fontana di Bellerofonte, conosciuta popolarmente come Fontana dei Tre Cannuoli, secondo la denominazione dialettale locale

[2]https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z0700SER,1.0/SER_TOURISM/DCSC_TUR_OCCYEAR/IT1,122_54_DF_DCSC_TUR_7,1.0