Adriano Olivetti e il sogno urbanistico della città dell’uomo
Nasce la città dell’uomo: il sogno urbanistico di Adriano Olivetti rivive nel volume celebrativo del centenario: un viaggio tra architettura, industria e comunità, alla scoperta della visione innovativa di un grande protagonista del Novecento italiano.

Nel 2001, in occasione del centenario della nascita di Adriano Olivetti, è stato pubblicato il volume “Costruire la città dell’uomo. Adriano Olivetti e l’urbanistica”, un’opera fondamentale per riscoprire il pensiero e l’azione di uno degli intellettuali e imprenditori più visionari del Novecento italiano. Il libro accompagna l’omonima mostra allestita nello stesso anno, che ha saputo mettere in luce il profondo legame tra l’utopia olivettiana e la realtà concreta dell’urbanistica moderna.
Tra gli anni Trenta e Cinquanta, Olivetti concepisce una città “a misura d’uomo”, in cui architettura, industria e vita comunitaria si intrecciano armonicamente. Non un sogno astratto, ma un progetto concreto che ha lasciato un’impronta indelebile su Ivrea — oggi Patrimonio Mondiale UNESCO — e su una generazione di architetti, urbanisti e pensatori.
Il volume, curato da alcuni tra i maggiori studiosi del settore, rappresenta un punto di riferimento per chi desidera comprendere a fondo l’impatto del pensiero olivettiano. Con una prefazione di Carlo Olmo, raccoglie contributi autorevoli come quelli di Marcello Fabbri, Franco Ferrarotti, Renzo Zorzi, Giorgio Ciucci, Paolo Scrivano, Patrizia Bonifazio, Paola Di Biagi, Marida Talamona, Fulvio Irace, Antonella Greco ed Enrico Valeriani.
Attraverso queste voci, il libro ricostruisce il ruolo centrale di Olivetti nella cultura architettonica italiana, offrendo spunti ancora oggi attuali per affrontare le sfide urbane del presente: sostenibilità, partecipazione, qualità della vita.
A oltre vent’anni dalla sua pubblicazione, il volume si conferma un’opera essenziale per studiosi, architetti e appassionati, ma anche per chi sogna una città capace di coniugare progresso e umanità.
Perché costruire la città dell’uomo, ieri come oggi, è un atto di visione. E di responsabilità.
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