Architettura e Paesaggio

Il castello di Melito Irpino

Giuseppe De Pascale

Giuseppe De Pascale

Scrivo di “castelli” perché mi appassiona questa architettura storica e studio per capirne di più. Scrivo anche di architettura e paesaggio guardando cosa vedo quando ci passo o ci sono dentro.

Il castello di Melito Irpino, il paese nato tre volte.

«Il paese di Melito appartiene al medesimo marchese di Quarata in Principato Ultra. Questa terra tiene un castelletto con una cittadella murata per raccogliere vassalli in tempo di guerra; tiene 150 fuochi: le scorre un fiume ai piedi: tiene buoni pascoli, vigne e terre seminatorie e …».

L’appunto è tratto dalla relazione di apprezzo che nel 1531 scrive riferendosi a questo feudo, l’avvocato napoletano G.A. Pisanelli. E per meglio comprendere questa descrizione si vedano le mappe storiche e quella catastale di impianto risalente agli anni Trenta del Novecento. Da questi documenti si scorge, l’edificato di una cittadella accessibile dalla denominata “porta Barbacale” con un adiacente ed esterno pianificato quartiere settecentesco. E pare che proprio un incendio nel 1779 «a seguito del quale si effettuarono delle riparazioni che fecero perdere al castello i suoi caratteri principali».

Il castello di Melito Irpino 1

Il castello di Melito Irpino

Due sono i blocchi di costruito che formano il castello di Melito, planimetricamente uniti a formare una fabbrica a sviluppo longitudinale, alle cui estremità sono posizionate tre torri. La torre a pianta squadrata è collocata centralmente a Nord, sul fronte posteriore dell’edificio; le altre due torri, a pianta circolare sono invece disposte: una a Sud, quasi in corrispondenza opposta della torre quadrata, e l’altra alla convergenza dei fronti Nord ed Ovest. Il castello occupa una superficie di almeno 500 metri quadri: ha sviluppo longitudinale di circa 30 metri e trasversale di poco meno di 13 metri.

L’abitato del paese, da quarant’anni detta “vecchia” sorge in un impluvio collinare solcato da un tratto del fiume Ufita e che risulta sottoposto alle alture circostanti. Il castello si eleva su un banco roccioso in posizione preminente rispetto al paese e al corso del fiume. Il fortilizio funse da nucleo di riferimento intorno al quale si formò il borgo oggi scomparso, e i cui caratteri urbanistici sono ancora visibili. L’edificato presentava anch’esso degli apprestamenti difensivi: case mura, rocce con mura scarpate, fossato e porte di accesso.  Il castello ha dominanza fisica e visuale principalmente rispetto al corso del fiume Ufita. Oltre la vecchia Melito, l’unico abitato di riferimento visibile dal sito castellare è quello di Bonito, che sorge sull’altura ad Ovest alla distanza di circa 2 chilometri in linea d’aria.

Il castello e la vicina chiesa di Sant Egidio, sorta come una delle tante Chiese della Vittoria all’indomani della fine della Grande Guerra, sono le due uniche fabbriche residue che permangono della cosiddetta Melito vecchia, abitato abbandonato dopo gli eventi sismici del 1962 e ancora e definitivamente dopo quelli del 1980. Interamente “sgarrupato” da scellerata mano umana. L’edificio castellare, benché in rovina, è chiaramente definito nel suo impianto planimetrico e in buona parte del suo alzato.

Il paese si dice nato tre volte, per il rinvenimento tardo ottocentesco di un sito archeologico che aveva preceduto l’insediamento medievale e per quello moderno, ovvero il nuovo paese sorto sulla leva dei finanziamenti ricostruttivi post terremoto del Ventesimo secolo. Ma come si usa dire in questi casi, questa è un’altra storia.

melito confronto

Melito confronto

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