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IL GUARDAROBA DELLE RIVOLUZIONI

Chiara Tamburrino

Chiara Tamburrino

Chiara Tamburino è una studentessa di giurisprudenza, da sempre appassionata di fashion design. Scrive per creare uno spazio in cui ogni trend trovi la sua misura: cucito su chi lo indossa, oltre il bagliore dei flash. "Ti ho riservato un posto in prima fila, per guardare le tendenze prendere forma."

Giornata Internazionale della donna: racconti di moda sulla lotta all’indipendenza femminile

L’armadio di una donna è un libro di storia, poter scegliere liberamente come riempirlo è una conquista. Ogni capo, se ascoltato attentamente, racconta di come è arrivato sulle nostre grucce e quali valori ha portato con sè.

Libertà tascabile

In origine nessun abito femminile possedeva un dettaglio che ha contribuito alla lotta per l’indipendenza, ma che oggi passa quasi inosservato: le tasche. D’altronde, se l’uomo era l’unico ad avere soldi, chiavi e segreti, che bisogno ne aveva la donna?

Siamo solo nel XVIII secolo quando iniziano a comparire tasche di dimensioni sufficienti a contenere una prima forma di libertà, sebbene legata in vita e nascosta sotto le ampie gonne. Una libertà ancora una volta soffocata dagli abiti stile impero portati dalla Rivoluzione francese, che avevano spazio solo per decori e ricami. Dobbiamo aspettare più di un secolo perché le tasche inizino ad essere regolarmente inserite anche negli abiti femminili – seppur senza un effettivo scopo pratico – da Coco Chanel. Oggi, la loro presenza, così apparentemente scontata, ci ricorda che la loro capienza ha misurato la possibilità per la donna di possedere pezzi di emancipazione tascabile, piccoli come una moneta, potenti come una rivoluzione. (Foto 1, antenato della tasca)

Il corsetto: gabbia e libertà

Il corsetto, oggi capo di tendenza, è stato un tempo simbolo di sofferenza. Creato per modellare su misura della società il corpo femminile, il corsetto nasce nel XVI secolo in Europa. Le affascinanti decorazioni esterne nascondevano i sostegni in legno e ossa di balena, opprimenti come le pressioni cui era soggetta la donna. Il suo status e la sua bellezza, tra il XVIII e il XIX secolo venivano misurati con metro e distanza tra gli occhielli dei lacci, stretti dietro la schiena: il prezzo da pagare? La salute. A segnare il loro declino è l’avvento dell’abbigliamento sportivo del secolo scorso, e insieme ad esso, il desiderio di muoversi liberamente, senza il controllo di strutture inflessibili.

È solo tra gli anni 80 e 90 che questo capo rinasce come lo conosciamo oggi, grazie alla reinterpretazione di Jean Paul Gaultier, che per Madonna ne realizza una versione distante dallo scopo di costrizione per cui è nato: un corsetto sciolto, libero come chi sceglie di indossarlo solo come accessorio.

La camicia: dalle fabbriche alle passerelle

Nata come un capo simbolo della formalità e professionalità maschile, la camicia è quello che più parla di donne. È La “shirtwaist”, la prima camicia e divisa delle donne lavoratrici americane, con un taglio che inizia ad aderire alla silhouette della praticità che la donna comincia a pretendere. È proprio in una fabbrica di shirtwaist che nel 1911, in seguito al triste evento dell’incendio noto come “the Triangle shirtwaist Factory fire” a New York, che vengono introdotte nuove leggi sulle condizioni del lavoro femminile e soprattutto, la nascita dei loro primi movimenti sindacali. È ancora una volta Coco Chanel – maggiore sostenitrice nel mondo della moda della donna libera – che ruba (letteralmente) dall’armadio maschile un capo che da allora diventa simbolo di femminilità e sensualità, oggi il più versatile del nostro guardaroba.

Sono solo tre delle tante storie che il nostri cassetti potrebbero raccontare, e oggi è solo un’occasione per ricordare di ascoltarle ogni giorno, per non dimenticare che qualcuno prima di noi – e in qualche parte del mondo ancora oggi – ha desiderato semplicemente l’agevolezza di un pantalone e la libertà di una gonna.

Fonte immagini: google images

Articolo a cura di Chiara Tamburrino

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