Arte

Leopoldo Mastelloni, 80 anni del cavallo di razza: Ho vinto la mia Piedigrotta restando me stesso

Luca De Lorenzo

Luca De Lorenzo

Bass/Baritone, nato a Napoli nel 1987,si è diplomato presso il Conservatorio San Pietro a Majella ed in scenografia all' ABANA. Ha debuttato come cantante in diversi ruoli in teatri italiani ed esteri, dirige Festival musicali, si occupa di scenografia e regia. Come Attore ha lavorato per il teatro e la televisione. Si occupa di divulgazione musicale in teatro e nelle scuole.

NAPOLI-  Ottant’anni “vissuti con coraggio, a modo mio, senza mai scendere a compromessi”. Oggi, Leopoldo Mastelloni festeggia un traguardo importante, una cifra tonda che lo spinge a ripercorrere una vita densa di arte e anticonformismo. “Mi mancano terribilmente gli amici di una vita, da Raffaele La Capria a Marcello Mastroianni,” confida l’attore, regista e cantante napoletano. Nessun fasto per la ricorrenza, ma l’occasione è propizia per riflettere su una parabola unica, segnata da momenti di grande successo e periodi di ostracismo, come il celebre “veto” che seguì un’episodica “bestemmia”. Eppure, sempre all’insegna di un’arte pura e intransigente: “Sì, credo che molti giovani artisti abbiano trovato in me un punto di riferimento.”

Leopoldo Mastelloni

Il primo pensiero al traguardo degli ottant’anni

“L’età che avanza porta con sé la consapevolezza che ogni giorno è un dono, una piccola vittoria sulla clessidra. Ma subito dopo, l’inevitabile nostalgia per le presenze che hanno plasmato la mia esistenza, figure intellettuali, artisti e amici insostituibili. Penso a giganti come Ghirelli e La Capria, registi raffinati come Patroni Griffi, e i grandi del cinema e del teatro: Sordi, Mastroianni, Valori, Panelli… e la mia adorata Raffaella Carrà. Sono stati loro a illuminare il mio cammino, a trasformare la mia passione in una concreta opportunità, suggerendo le direzioni giuste. Resta salda al mio fianco, invece, l’anima partenopea.”

Può spiegarci meglio questa “anima partenopea” di cui parla?

“Non parlo di una visione oleografica di Napoli, quella da cartolina turistica, per intenderci. Mi riferisco piuttosto a quella ‘diversità’, a ciò che il critico Nico Garrone definiva una vera e propria ‘negritudine’. Non è la ‘tazzulella di caffè’ l’essenza, ma la radice profonda, pulsante e antica di un popolo millenario. Credo sia questa autenticità che il pubblico, nel tempo, ha saputo riconoscere e apprezzare in me.”

La Napoli turistica di oggi la affascina?

“Assolutamente no. La mia Napoli ideale è quella di Goethe, la città vissuta dai viaggiatori, non da chi la tocca e fugge in fretta. Credo fermamente che un approccio più lento, più consapevole, senza isterie né fretta, sarebbe un toccasana sia per chi la visita che per gli stessi napoletani, permettendo una fruizione più profonda e rispettosa.”

Leopoldo Mastelloni

Nonostante questo profondo legame, lei risiede a Roma da molto tempo 

“La residenza fisica non muta il mio essere. Vivo a Roma perché è da sempre il cuore pulsante per chi opera nel mondo dell’arte, il luogo dove le opportunità si concentrano. Ma in ogni singola cellula, io rimango fieramente napoletano. Non ho bisogno di viverci fisicamente per rappresentarla, per essere un ambasciatore della nostra straordinaria cultura. Napoli per me è un luogo dell’anima, e il filo che mi lega a essa non si è mai spezzato.”

Quali sono i vertici, i momenti più gratificanti, che ricorda dei suoi ottant’anni?

“Tra i ricordi più vivi legati a Napoli, c’è senz’altro l’esperienza di portare in scena ‘Carnalità’ al Teatro Sannazaro, su invito di Luisa Conte. La fila per i biglietti arrivava fin dal ponte di Chiaia già al mattino; fui impressionato, nonostante avessi già conosciuto il successo in Germania e Francia. Poi, a livello più generale, ricordo la sartorialità con cui Patroni Griffi mi cucì addosso ‘Tammurriata’: uno spettacolo di grande levatura culturale, eppure capace di parlare a un pubblico vasto, quasi fosse un’opera popolare. Lo portammo in tournée ovunque, ricevendo riconoscimenti e onorificenze.”

Viceversa, quali sono i periodi più amari?

“Potrei dire ogni volta che il lato migliore di Napoli è stato oscurato, e artisti come me sono stati relegati nell’ombra. In sintesi, quando si è data più risonanza al ‘Napoli’ calcistico che alla città stessa, pur riconoscendo l’importanza popolare del calcio. Oppure, più concretamente, la situazione attuale, in cui le prospettive di lavoro scarseggiano.”

Tre anni fa ha però avuto un inaspettato ritorno sul grande schermo con diversi film:

“Furono scelte insolite da parte dei registi. Pupi Avati, un vero maestro del cinema, mi volle per un ruolo seppur piccolo ma molto incisivo nel suo ‘Dante’. Ma è Giampaolo Morelli, con *’Falla Girare’*, che mi ha veramente sorpreso. Gli chiesi come mai avesse pensato a me, e lui mi raccontò che in gioventù, quando lavorava come barista, ci incontrammo e lui si promise che un giorno avremmo lavorato insieme. Ne è nata una commedia esilarante.”

Leopoldo Mastelloni

Si considera un punto di riferimento per artisti come Achille Lauro o Lucio Corsi?

“Per Achille Lauro, senza dubbio, è un riconoscimento che mi è stato esplicitamente confermato da lui e dal suo team. Per Corsi, c’è una chiara, e lo dico senza presunzione, ispirazione ai miei gesti artistici, specialmente nell’affresco visivo che costruisce. Io, ai miei tempi, non avevo problemi a dichiarare le mie fonti di ispirazione, mentre oggi si fa fatica ad ammettere i propri modelli.”

“Mastellomania”, il suo show in quattro puntate, non ha mai visto la luce in televisione. È ancora un rimpianto?

“Fu girato subito prima dell’episodio della ‘bestemmia’, nel 1984, e poi calò il silenzio, il veto. Ogni tanto si riparla di una sua possibile trasmissione, ma non nutro grandi speranze. È un vero peccato, perché, diretto da Rita Ortese, presentava interpretazioni di ‘Bammenella ‘e coppa ‘e quartieri’, e brani di Edith Piaf, Kurt Weill e Bertolt Brecht in napoletano, con soluzioni scenografiche che definirei di una modernità sorprendente ancora oggi.”

Guardando indietro, ha dei rimpianti?

“Assolutamente nessuno, anzi! E non rinnego proprio nulla della mia vita. Ho vissuto in modo autentico, senza mai cedere alla cialtroneria. Ho raggiunto il successo non attraverso scorciatoie, ma mantenendo salde le mie peculiarità e i miei principi; è stato come aver vinto una Piedigrotta. Ci sono stati ostacoli, certo, ma li ho superati tutti, con la tenacia di un ‘cavallo di razza’. Forse è questa speciale e, per così dire, ‘spavalda integrità’ che mi fa sentire ancora così amato e ammirato dal pubblico.”

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