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L’incanto della memoria: Lalla Esposito e Antonio Ottaviano ridisegnano il mito di Nino Rota

Luca De Lorenzo

Luca De Lorenzo

Bass/Baritone, nato a Napoli nel 1987,si è diplomato presso il Conservatorio San Pietro a Majella ed in scenografia all' ABANA. Ha debuttato come cantante in diversi ruoli in teatri italiani ed esteri, dirige Festival musicali, si occupa di scenografia e regia. Come Attore ha lavorato per il teatro e la televisione. Si occupa di divulgazione musicale in teatro e nelle scuole.

Domenica 24 maggio 2026 il teatro si è fatto tempio di un vero e proprio miracolo poetico grazie a uno straordinario omaggio all’universo di Nino Rota, un appuntamento che ha visto trionfare sulla scena la strabiliante Lalla Esposito e il magistrale pianista Antonio Ottaviano in un connubio perfetto tra canto e racconto. Esposito ha incantato la platea dando vita a un viaggio sentimentale e visionario di rara intensità, compiendo un autentico prodigio di metamorfosi camaleontica grazie al solo ausilio di una valigia antica da cui emergevano veli, cappelli e piccoli oggetti della memoria.

Con un semplice cambio di copricapo e una plasticità espressiva da brividi, l’attrice ha mostrato doti attoriali e canore monumentali, passando con naturalezza disarmante dalla sensualità malinconica di Gradisca in Amarcord al fascino onirico delle femme fatale di 8 e mezzo, commuovendo fino alle lacrime nei panni della disperata Cabiria o della struggente Gelsomina di La strada, per poi ribaltare l’atmosfera con la travolgente energia dello scatenato Gianburrasca o il dolore viscerale del disperato Tunin anarchico in Film d’amore e d’anarchia. Questa eccezionale maturità scenica e interpretativa è il fulgido risultato di una carriera straordinaria vissuta ai massimi livelli della tradizione teatrale italiana, che ha visto l’artista collaborare stabilmente al fianco di maestri e registi immensi del calibro di Roberto De Simone, Luca De Filippo, Toni Servillo e Giuseppe Patroni Griffi, senza dimenticare i sodalizi artistici e le tappe fondamentali condivise con figure come Maurizio Scaparro, Ugo Gregoretti, Tato Russo e Peppe Barra. Si tratta di una scuola di altissimo profilo che risuona oggi con forza in ogni sua intonazione, intelligenza drammaturgica e gesto, rivelando una padronanza assoluta e magnetica dello spazio scenico.

La sua voce, vibrante e capace di sfumare dal sussurro poetico al graffio drammatico, è stata magnificamente sostenuta e valorizzata dal pianismo narrativo di Antonio Ottaviano, il cui intervento non si è limitato a un mero accompagnamento, ma si è configurato come un vero e proprio contrappunto drammaturgico. Sotto le sje dita, i tasti del pianoforte hanno letteralmente parlato, ricreando con una precisione tecnica impeccabile e una sensibilità interpretativa straordinaria le atmosfere sospese tra il circo e il sogno tipiche delle pellicole felliniane, fino a toccare vette di assoluto lirismo nelle struggenti melodie composte per la trilogia de Il Padrino di Francis Ford Coppola, dove lo strumento ha assunto una densità quasi orchestrale per pathos e spessore.

L’intesa simbiotica tra i due artisti, uniti in un respiro comune fatto di sguardi e pause perfette, ha restituito intatta la magia senza tempo di un compositore unico, regalando al pubblico un trionfo assoluto di teatro-canzone che resterà a lungo impresso nella memoria di chi ha avuto il privilegio di essere in platea.

 

Articolo di Luca De Lorenzo