La Maria Brasca rivive in una fabbrica targata Vigliena
Torna l’operaia Maria Brasca, con il suo carattere determinato in un mondo difficile, il suo amore impossibile che si realizza, torna l’Italia raccontata da Giovanni Testori nel testo che vide come protagonista Franca Valeri e, in altre edizioni, Adriana Asti: lo spettacolo, per la regia di Andrèe Ruth Shammah, regista tra le più straordinarie e colte degli ultimi quaranta anni, va in scena venerdì 21 (alle 20.20) e sabato 22 febbraio (alle 19) a Officine San Carlo, lo spazio di Vigliena del Massimo napoletano, prodotto dal teatro “Franco Parenti” e dalla Fondazione Teatro della Toscana. Il 22, alle 17, è previsto anche un incontro su Testori a cura di Lucrezia Longobardi a cui partecipano la regista, Giuseppe Frangi, presidente dell’associazione Testori, Massimo Maiorino, professore ordinario di Storia e critica dell’arte all’Università di Salerno e Domenico Ingenito, drammaturgo e attore. A interpretare Maria Brasca è Marina Rocco, gli altri ruoli sono affidati a Mariella Valentini, Luca Sandri e Filippo Lai. Le scene sono di Gian Maurizio Fercioni, le musiche di Fiorenzo Carpi e Michele Tadini.
Marina Rocco, prende i panni che furono anche di Franca Valeri. Che sensazione si prova?
«Franca Valeri per me è un’icona e, tra l’altro, più passa il tempo e più diventa grande. La sensazione che ho è di totale ammirazione, quasi di sottomissione: non mi metto nemmeno a paragone. Era una gioia poterla ascoltare e ho il privilegio di aver assistito allo spettacolo fatto da lei. Ma ho anche un’altra icona nel ruolo della Brasca, Adriana Asti, che ha recitato proprio nella pièce diretta dalla Shammah. E la stessa Asti viene citata nello spettacolo, ho dei vestiti suoi, faccio delle cose che fa lei perché l’ho studiata: le rendo omaggio.»
Quali strumenti servono per certi ruoli?
«Più che altro serve di essere al posto giusto nel momento giusto perché il ruolo, oltre al fatto che è denso e lungo, è scritto davvero bene. Bisogna che, però, il personaggio ti parli personalmente, cioè che abbia un senso per te, che tu ci trovi una connessione personale, che sia filtrato attraverso te. È la prima volta che mi affaccio nel mondo di Testori e senz’altro il masticare le sue parole è stato un lavoro in più. Le prime volte che facevo lo spettacolo ne uscivo sfinita, mi sembrava di aver nuotato in piscina per un’ora e mezza. Avevo l’affanno, ero proprio affaticata fisicamente. Testori ti porta a dire un numero di parole impressionante, credo che non mi fosse mai capitato di pronunciare così tanti termini e in un modo così specifico. Lui ha inventato un linguaggio unico, un modo di parlare tutto particolare. La costruzione della frase non è mai la prima che ti verrebbe in mente.»
Parliamo del personaggio.
«Maria Brasca, operaia, descrive un’Italia che in qualche modo non esiste più, ma la sua figura funziona ancora oggi. La storia che racconta è solo un pretesto: è innamorata di un operaio, si uccide di lavoro e fatica dalla mattina alla sera, ha poche soddisfazioni, vive nella cucina di sua sorella con una tendina tirata e un lettino, abita un mondo dove altri sono i padroni. E in questo contesto combatte per il suo diritto al desiderio verso l’uomo che ama, a dispetto di qualunque cosa: delle convenzioni, della famiglia, della società e del ragazzo stesso che cerca di andare con un’altra. Ma la sua non è solo una lotta per l’innamoramento, è più una sfida per la sopravvivenza, è il suo diritto di stare al mondo che è in gioco. In queste cose qui – dice lei – i padroni siamo ancora noi: nel potere che abbiamo di decidere ciò che desideriamo. Una pre-femminista. Per me un testo così sarà sempre d’attualità, nell’Italia di oggi non siamo in balia di gente più grande di noi? I padroni non moriranno mai.»
Un commento su Testori.
«Un grande scrittore che quando si comincia a pronunciarlo si insinua dentro e non ti lascia più. Le sue donne sono inconfondibili perché erano le donne che lo circondavano, donne con cui lui ha avuto a che fare, a partire da quelle della sua famiglia che per lui erano molto importanti. Erano donne fortissime, piene di emozioni, ma anche molto concrete. E in ognuna c’è dentro lui. Per cui un uomo come lui è il massimo, un ottimo esempio di maschile-femminile. Per me parla a tutti, anche alla comunità Lgbtq+.»
Shammah ha detto di lei: «Marina Rocco è l’attrice perfetta per entrare in questo spettacolo e farlo vivere, così come ha vissuto per tanti anni nell’edizione amata dal suo autore».
«Andrée dice cose che mi emozionano, sono felice che abbia commentato così, e di fare “La Maria Brasca” con lei che ha avuto con Testori una frequentazione lunghissima e molto personale è stato entrare in una storia che ha una base forte. Non è uno spettacolo nato così dal caso, è veramente la continuazione di una vicenda. Per me avere l’opportunità di essere parte di questa trama è stata una cosa che mi ha cambiato un po’ la vita.»
Grazie alla visione di Michele Mangini, le Officine San Carlo si ergono a baluardo di cultura nel quartiere San Giovanni di Napoli Est, offrendo un’oasi di arte, musica e teatro in un contesto che ne ha profondamente bisogno.