One for Peace: un connubio di grande effetto
Gli One for Peace sono un gruppo musicale nato grazie al chitarrista Gerardo Cordasco e Samuel Di Mattia chitarrista e vocalist. Il loro genere è caratterizzato dal fatto di essere un “non genere” in quanto risultato di una sorta di sperimentazione che unisce generi e tradizioni musicali diversissime tra loro come reggae, rock, funk, rap.
Di seguito l’intervista che Samuel Di Mattia mi ha rilasciato per i lettori di Plus Magazine.

One for Peace: un connubio di grande effetto
Come nasce il vostro stile e come riuscite a fondere elementi di rock e rap in modo unico?
«Nasce da un connubio di grande effetto, una varietà di generi, una miscela di pop, reggae, house, musica classica da cui provengono i componenti della band, io non vedo molto distante il rap dal rock soprattutto quelli degli anni ‘90 e 2000. Il rap è come una continuità del rock anch’esso è un movimento culturale che porta avanti battaglie su temi sociali e politici importanti. È musica alternativa, a volte ribelle, dà voce a chi non può così come fa il rock e, dunque, entrambe hanno la capacità non solo di intrattenere ma anche di stimolare alla riflessione e alle discussioni su questioni rilevanti.»
Qual è l’importanza dell’uso di un linguaggio poliglotta nelle vostre canzoni e questa scelta vi aiuta a comunicare con un pubblico globale?
«Io che occupo il ruolo del cantante e generalmente mi occupo della scrittura dei testi essendo nato in Francia trovo più semplice scrivere i testi in francese, anche le rime mi vengono più facili. Adottare diverse lingue sicuramente ci dà l’opportunità di arrivare ad un pubblico più internazionale e, dunque, sicuramente più ampio.»
In che maniera la band riesce ad affrontare la scrittura dei testi considerato che ogni membro parla una lingua diversa?
«Per la scrittura dei testi in linea di massima me ne occupo personalmente ad ogni modo anche se la band è multilingue alla fine ci capiamo.»
Quali sono le influenze musicali che più vi ispirano e come queste si riflettono nella vostra musica?
«Le influenze musicali praticamente sono quelle che ognuno di noi porta alla band proprio perché proveniamo da generi diversi e di conseguenza la nostra è una band che possiede una apertura musicale molto ampia.»
Come gestite la parte creativa del processo musicale quando ci sono in gioco più lingue e vari generi musicali?
«Generalmente il processo creativo avviene quando ci troviamo in sala prove, tutto nasce naturalmente, basta un accordo di chitarra o il suono della batteria o del sassofono a stimolare un’idea carina che poi sviluppiamo.»
Quali sono le difficoltà più grandi nel suonare musica che riesce ad unire vari stili e come le superate?
«Non abbiamo difficoltà o sfide, la fusione di più stili è arrivata naturalmente non l’abbiamo cercata.»
Come reagisce il pubblico alle vostre performance? Ci sono reazioni differenti in base alla lingua e alla cultura a cui appartiene il pubblico?
«Ciò che c’è di più bello, lo dico sempre ai musicisti del gruppo, è che noi siamo una band che ha bisogno di essere ascoltata dal vivo. Credo che la musica live abbia un effetto molto più forte sul nostro cervello e riesce a creare una sorta di sincronia con l’artista, il messaggio passa molto di più. Alla fine dei nostri concerti raccogliamo testimonianze di ragazzi che ci dicono che riescono perfettamente a recepire il messaggio dei nostri brani anche se i testi non sono in italiano. È questa la nostra grande soddisfazione.»
Avete mai riscontrato difficoltà a trovare il giusto equilibrio tra l’essere autentici con la vostra lingua madre e la necessità di raggiungere il pubblico?
«No, mai avuto problemi anche perché non abbiamo mai pensato di fare la hit per piacere a tutti i costi, noi facciamo musica in maniera molto spontanea, quella che piace prima di ogni cosa a noi, e che ha un messaggio importante, di peso.»
Quali sono i temi che trattate maggiormente nei vostri brani e come questi si connettono con la diversità linguistica e culturale della band?
«I temi principali che ci piace toccare sono sulla libertà di espressione, sull’umanità, sull’uguaglianza rispetto tra le persone, l’amore e la pace, insomma tutto quello che unisce lingue e culture.»
C’è una lingua o un genere musicale con cui vorreste cimentarvi in futuro?
«Non abbiamo limiti, siamo aperti a tutto sia per quanto riguarda le lingue e sia per quanto concerne gli stili, abbiamo fatto anche un featuring con un cantate africano.»
Complimenti e grazie a One for Peace.