“Picture a Day Like This” al teatro San Carlo
L’Allegoria del Bottone e la Ricerca Gnoseologica della Felicità
Il sipario si è levato sul palcoscenico del Teatro di San Carlo per accogliere la prima italiana di George Benjamin e Martin Crimp: “Picture a day like this“. L’approdo a Napoli di quest’opera, un atto unico la cui esecuzione si protrae per circa sessanta minuti, dopo la sua prima mondiale tenutasi al Festival d’Aix-en-Provence nel 2023, testimonia una rilevanza internazionale immediata. La sua realizzazione è frutto di una prestigiosa commissione e coproduzione che ha visto la convergenza di istituzioni liriche d’eccellenza, tra cui la Royal Opera House, l’Opéra national du Rhin, l’Opéra Comique, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Oper Köln e, naturalmente, il Teatro di San Carlo per l’Italia.
L’opera, quarta essenziale tappa del sodalizio tra compositore e librettista, si configura immediatamente come una profonda meditazione lirica sull’assenza e sulla possibile redenzione. È un’architettura scenica che, con straordinaria intensità, traduce in linguaggio musicale una parabola sulla ricerca della felicità, intesa non come mero stato emotivo estrinseco, ma come consapevolezza interiore raggiunta attraverso il travaglio e la conoscenza di sé.

La Peregrinazione Gnoseologica e l’Ontologia del Non-Essere
Il libretto di Martin Crimp, denso di allegorie e suggestioni che spaziano dai racconti popolari europei ai testi buddisti, si snoda attorno all’imperativo drammatico di una donna, la “woman”, la cui unica speranza di restituire la vita al figlio è legata al ritrovamento di un bottone staccato dalla camicia di una persona autenticamente felice. Questa premessa, di apparente semplicità, svela un potente dispositivo drammatico ed esistenziale.
La sua peregrinazione è una sequenza di incontri che svelano l’inautenticità dell’apparenza: i personaggi (l’Artisan/Collector, i Lovers/Composers) sono intrappolati nelle loro specifiche nevrosi, smascherando l’illusione sociale che circonda la felicità. “L’inferno sono gli altri,” sembra ammonire Crimp, parafrasando Sartre, nel descrivere questa galleria di solitudini mascherate.
Il climax filosofico si raggiunge nell’incontro con Zabelle, la cui svelata condizione – “I’m happy only because I don’t exist” – risuona come un koan zen, un’affermazione potente che suggerisce la quiete nell’annullamento del desiderio e dell’ego. La chiusura, con la donna che ritrova il bottone luminoso nella propria mano nel luogo esatto della partenza, sigilla la tesi centrale: il viaggio è stato un katabasis, un viaggio catartico attraverso il dolore. La felicità, parafrasando Agostino, non è da ricercare foris, ma è “più interiore alla mia interiorità” (interior intimo meo), scoperta solo attraverso la proiezione della propria coscienza. È un finale aperto, di tratto onirico, che consacra l’opera come teatro dell’introspezione.
La scrittura musicale di George Benjamin è di una purezza formale sbalorditiva, frutto della perfetta fusione tra parola e suono che il compositore e il librettista hanno affinato in anni di collaborazione. Il suo linguaggio si fonda sull’intimità, sulla ricerca del colore e su un equilibrio raffinato tra voce e orchestra, dimodoché l’economia dei mezzi diventi veicolo di ricchezza di senso. Benjamin rifugge la magniloquenza: “Il genio è rendere semplice il complesso, non complicare il semplice,” sembra essere il suo motto estetico, ribaltando un vecchio adagio.
La partitura impiega una piccola orchestra, trattata come un insieme di solisti, capace di evocare atmosfere e colori che immergono il dramma in una sorta di astrazione esistenziale atemporale. Il compositore riserva estrema cura alle linee vocali, sempre ben delineate tra lirismo e declamazione. Questa trasparenza orchestrale convive con i colpi perentori e decisi del gioco delle percussioni (essenziali nella sottolineatura dell’episodica drammaturgia musicale) e con gli interventi incisivi del primo violino (Daniela Cammarano) e della tromba (Giuseppe Cascone). L’architettura sonora è posta in devoto servizio del testo di Martin Crimp, esaltandone ogni sfumatura emotiva senza mai sovrastarla.
La direzione di Corinna Niemeyer è stata fondamentale nel rendere la complessa precisione timbrica della partitura. Con un gesto che si potrebbe definire “chirurgico”, la direttrice ha mantenuto una tensione drammatica innervata da fili sottili e invisibili, valorizzando l’estrema precisione timbrica richiesta. L’Orchestra del San Carlo si è dimostrata uno strumento raffinato, duttile e preciso. Il gioco delle percussioni, gestito con incisività da Franco Cardaropoli, ha sottolineato lo snodo del dramma.
Il parterre vocale ha offerto prove notevoli. La Woman di Xenia Puskarz Thomas si è imposta per l’intensità e il controllo della linea vocale, offrendo un’interpretazione introspettiva. Anna Prohaska (Zabelle) ha incantato con una linea di cristallina purezza, mentre Cameron Shahbazi (controtenore) ha esaltato con il suo timbro l’atemporalità del tema amoroso. John Brancy ha brillato per la corposità del colore e la dizione scolpita.
L’allestimento di Daniel Jeanneteau e Marie-Christine Soma (regia, scene e luci) aderisce perfettamente all’estetica di Benjamin: spazi rarefatti dove la visione è costruita sulla luce più che sulla materia. Le videoproiezioni di Hicham Berrada hanno amplificato la dimensione poetica, delineando quel “limbo” onirico in cui la protagonista si muove. I costumi di Marie La Rocca, neutri ed essenziali, accentuano l’anonimato visivo, rendendo ogni figura più un simbolo che un individuo, in un’eco dell’archetipo junghiano.
“Picture a day like this“, Opera in un atto
Musica di George Benjamin
Testo di Martin Crimp
Performed by arrangement with Faber Music, London
Direttore | Corinna Niemeyer
Regia, scene, drammaturgia e luci | Daniel Jeanneteau e Marie-Christine Soma
Costumi | Marie La Rocca
Video | Hicham Berrada
Interpreti
Woman | Xenia Puskarz Thomas
Zabelle | Anna Prohaska
Lover 1 / Composer | Marion Tassou
Lover 2 / Composer’s Assistant | Cameron Shahbazi♭
Artisan / Collector | John Brancy
Attrici e Attore | Lisa Grandmottet, Eulalie Rambaud♭, Matthieu Baquey
Orchestra del Teatro di San Carlo
Co-commissioned and co-produced by the Festival d’Aix-en-Provence, Royal Opera House – Covent Garden, Opéra national du Rhin, Opéra Comique, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Oper Köln
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