Sanremo baluardo della resistenza
I conduttori del Festival incalzati dalle domande dei giornalisti si dichiarano antifascisti, Sanremo baluardo della resistenza
Politica e dintorni – “Voi vi dichiarate antifascisti?” La domanda in questione non è stata posta in occasione della Giornata della memoria, o durante le cerimonie del 25 aprile, data in cui il nostro Paese celebra la liberazione dalle forze di occupazione nazifascista, ma nel corso della conferenza stampa di presentazione della settantacinquesima occasione del Festival della canzone italiana, noto meglio come Festival di Sanremo.
Carlo Conti, direttore artistico del Festival, e Gerry Scotti co conduttore della rassegna canora hanno risposto alla domanda da un giornalista presente in sede di conferenza stampa, il quale aveva chiesto se i due si dichiarassero antifascisti, la risposta di entrambi è stata affermativa, aggiungendo che tutto ciò debba essere considerato come assodato, da segnalare che Gerry Scotti, il quale ha ricordato che metà della sua famiglia è stata fucilata dai nazisti, in occasione delle elezioni politiche del 1987 fu candidato alla Camera dei Deputati dal Partito Socialista Italiano, venendo eletto con poco più di 9.000 preferenze.
Si ripropone il solito schema della necessità, quasi fisiologicamente di rimarcare l’appartenenza ad un area politica che in realtà è molto più ampia di quanto si possa immaginare, in quanto la resistenza ha abbracciato non solo la sinistra ma anche l’area cattolica attraverso il Partito popolare, antesignano della Democrazia Cristiana, partito protagonista assoluta nella vita repubblicana, gli stessi monarchici ì, da sempre ostili a Benito Mussolini, di chiaro stampo repubblicano sin dal suo periodo socialista, e la componente liberale.
A parere personale la legittimità di una domanda dovrebbe commisurarsi al contesto in cui vengono poste, il Festival per quanto fenomeno di costume nel quale si è liberi di portare qualsiasi tematica si ritenga opportuna deve conservare il suo carattere di natura musicale, nel quale di certo non ci si può aspettare di intonare brani come Faccetta nera, ma la competizione elettorale deve esaurirsi in altri contesti più idonei a discussioni più organiche ed articolate.