Sara Sgrò firma il suo decimo murale: l’arte come atto di resistenza
C’è un’Italia che non si vede dalle grandi arterie di comunicazione, un Paese fatto di pietra e silenzio che lotta quotidianamente contro l’emorragia dei suoi abitanti. È in questo scenario di “restanza” e resistenza che si inserisce con forza il lavoro di Sara Sgrò, artista che ha scelto di trasformare i muri del Mezzogiorno in pagine di un racconto collettivo. La notizia della sua recente vittoria nel contest “Tracce di Restanza e Migrazioni” 2025, promosso dall’Associazione Coopisa, non è solo la cronaca di un premio assegnato, ma la conferma di un percorso che sta lasciando un segno indelebile. Con l’intervento programmato per il 10 dicembre a Laganadi (RC), dell’Aspromonte, all’interno del Festival delle Migrazioni Winter Edition, Sgrò tocca infatti il traguardo simbolico del suo decimo murale nei paesi del Sud, delineando il profilo netto di un’artista che ha deciso di legare il proprio destino estetico a quello dei territori che cercano un riscatto attraverso la bellezza.
La commissione che ha valutato il suo progetto ha colto nel segno premiando un’opera che incarna perfettamente lo spirito del tempo e del luogo: una figura femminile che custodisce le case sul proprio corpo, un’immagine potente ed evocativa che lega indissolubilmente identità, comunità e senso di appartenenza. È la rappresentazione visiva di chi sceglie di restare, di chi si fa carico della memoria per proiettarla nel futuro. Ciò che rende Sara Sgrò una figura di riferimento ormai imprescindibile per i borghi italiani è la natura della sua arte: un’arte orizzontale, nutrita da messaggi semplici e profondi, capace di un linguaggio visivo sensibile e immediato che arriva dritto al cuore di chi quei luoghi li abita. La sua non è un’invasione estetica, ma un dialogo efficace con il territorio e la comunità, costruito su un’armonia cromatica che rispetta il contesto senza mai imporsi con arroganza.


In un panorama culturale spesso dominato dall’improvvisazione o dall’elitismo, colpisce la solidità professionale di questa donna intelligente che è riuscita nell’impresa non scontata di vivere della propria arte. Quanti sedicenti artisti riescono oggi a coniugare la poesia con la concretezza necessaria a rendere sostenibile il proprio lavoro? La vittoria del bando Coopisa evidenzia proprio questo aspetto: oltre alla qualità estetica, è stata premiata la chiarezza e la fattibilità tecnica della proposta, dimostrando che dietro la mano che dipinge c’è una mente pragmatica e strutturata. Sara Sgrò rappresenta un modello virtuoso, genuina come la terra che racconta, un punto di riferimento per tutti quei comuni che erano e sono l’anima profonda dell’Italia e che, grazie a opere come le sue, tornano a far sentire la propria voce.
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