Agorà ombre e storie nelle piazze di Avellino
Agorà ombre e storie nelle piazze di Avellino è un libro che non si legge soltanto: si attraversa.
Questa didascalia apparsa sul display durante la presentazione del suddetto volume che si è svolta il 16 aprile presso il Circolo della Stampa di Avellino mi ha molto colpito in quanto “attraversare” un libro è ciò che ogni assiduo lettore chiede.
Ebbene il libro sicuramente non deluderà le aspettative e mi fa piacere condividere le mie impressioni con i lettori di Plus Magazine.
Sin dalla prima pagina si legge la dedica a due illustri esponenti e studiosi della storia irpina, Massaro e Montefusco, oggi abitatori della Piazza Celeste.

L’editore Mario Rondinello
Alla stesura del libro, edito da La valle del tempo, hanno concorso varie autrici e autori che nella vita sono state, le prime, docenti e ora restano ricercatrici e testimoni della storia irpina, come Antonetta Tartaglia (che ha scritto anche la prefazione e ha svolto l’importante e oneroso compito di curatrice e coordinatrice), Cecilia Valentino, Maria Grazia Cataldi e Gaetana Aufiero; giornalisti come Floriana Guerriero, Gianni Festa e Generoso Picone, l’architetto Ugo Tommasone e il professore Michele Zappella. Ognuno di loro ha scelto un luogo, una piazza di cui scrivere. Ai veri e propri documenti e fonti storiche si sono aggiunti la fantasia e il desiderio di collocare i personaggi davvero vissuti ad Avellino, che fecero costruire quei luoghi, in dimensione verosimile.

Paolo De Vito
Paolo De Vito si è occupato della lettura della prefazione in due momenti.
All’incontro era presente anche l’editore Mario Rondinello, il quale nel suo saluto racconta di come sia nata l’idea di dedicare una serie di libri alle piazze di Italia e di come essa si sia sviluppata come un vero e proprio format nazionale coinvolgendo moltissime città. L’iniziativa ha appassionato studiosi, cittadini, letterati che hanno voluto ricordare qualcosa di importante con lo scopo di costruire, questa volta, un ponte fra le vecchie e le nuove generazioni a cui spesso mancano proprio le testimonianze, perché essi possano ricostruire e conoscere le origini della propria città.
Così, inevitabilmente, è accaduto anche per Avellino, una città che, come sottolinea Cecilia Valentino nel suo intervento, ha avuto tante tragedie e disastri a cui sono seguiti altrettanti stravolgimenti che hanno messo a dura prova l’omogeneità della città.
Anche Floriana Guerriero, che nel libro si è occupata di Piazza Libertà ci tiene a ricordare l’importanza del libro per intrecciare “storia dei grandi”, con “storia dei piccoli”, cioè di come una città possa per volere dei grandi spostare i suoi punti nevralgici da un polo all’altro, facendo assumere ad una piazza il ruolo che era stato del centro storico. Il ricordo di Piazza del Popolo attraverso le storie che le raccontava sua madre la spinge a parlare con affetto dei suoi luoghi di origine.
Da Piazza Libertà si passa a Piazza Duomo e poi a Piazza Kennedy, a Largo Santo Spirito e alla piazza che “piazza non è”, come dice Gaetana Aufiero, e cioè Piazza D’Armi oggi Piazza Aldo Moro.
Lo si fa, scrivevo prima, immaginando un bambinetto di nome Victor Hugo che sale la scala per mano di suo padre che si reca al lavoro presso quella che è la sede del centro Studi Guido Dorso oppure immaginando una giovane dei nostri tempi che si lascia spiegare e istruire su ciò che potrebbe essere il suo futuro dalla nobildonna mecenate Maria de Cardona o ricordando la Piazza Kennedy, che per molti avellinesi continua a chiamarsi Piazza Macello, un luogo d’acqua perché attraversato dapprima dal torrente San Francesco e poi diventato luogo di cemento perché vi si costruirono alti palazzi.
Si continua con i caffè di Piazza Libertà nelle parole di Maria Grazia Cataldi che scrive degli uomini che si ritrovavano nella piazza e, seduti ai tavolini del Caffè, discutevano di problemi quotidiani e di politica e poi si ricorda la piazza in cui sorgeva, e in cui per fortuna sorge ancora, il Carcere Borbonico: «Uno spiazzo enorme e poi un campo sterrato, un campo di calcio e i bambini post-guerra che andavano a “sbirciare le partire giocate”. Il luogo era di divertimento, di gioia e di passatempo in quanto venivano allestiti e rappresentati anche spettacoli teatrali. Era un mercato degli animali ed era perfetto perché non infastidiva il resto della città.»
La curatrice Antonetta Tartaglia racconta della Piazza della Ferrovia, sede della scuola che lei ha frequentato, e di averla scelta non solo per ricordare le vittime del crollo della galleria ma anche perché anch’essa con l’impianto della ferrovia fu trasformato. I piani strada dei palazzi divennero botteghe mentre gli appartamenti ostelli. La parte narrativa riguarda l’emigrazione, nel ricordo dei suoi parenti stretti che partirono e quel loro viaggio fu accompagnato inizialmente dal canto intonato dal gruppetto di cantanti della stazione di Avellino.
Michele Zappella sottolinea come gli scritti raccolti nel libro abbiano raggiunto il risultato di una notevole portata culturale, che ha avuto il pregio di non separare le due dimensioni imprescindibili dell’identità umana, l’Urbs e la Civitas, cioè la città intesa come edifici e tutto ciò che vi si costruisce con la dimensione spirituale del vivere in comunità.
Scrivevo inizialmente che Agorà ombre e storie nelle piazze di Avellino sicuramente non deluderà, non lo farà grazie agli scritti e alla foto in esso contenute, ma soprattutto per il desiderio da parte di tutti di restituire una identità alla Città.

Agorà ombre e storie nelle piazze di Avellino