Arte

Arnaldo Pomodoro: il gigante senza tempo

Fortuna Addivinola

Fortuna Addivinola

Autore di +Plus! Magazine

Il mondo dell’arte contemporanea piange la scomparsa di Arnaldo Pomodoro

Il panorama artistico internazionale è stato scosso, nei giorni scorsi, dalla notizia della scomparsa di Arnaldo Pomodoro, figura di rilievo assoluto nel campo della scultura contemporanea.

Con la sua morte, avvenuta alla vigilia dei suoi 99 anni, l’arte perde non solo un maestro dell’equilibrio tra materia e forma, ma anche un instancabile innovatore che ha segnato profondamente il secondo Novecento e oltre.

“Non credo all’ispirazione, si tratta piuttosto di suggestioni, di folgorazioni che ti vengono in diverse situazioni, nei momenti più impensabili.” 

Arnaldo Pomodoro: un viaggio nella vita e nell’arte di un maestro della scultura

Nasce nel 1926 a Morciano di Romagna, fratello maggiore di Gio Pomodoro, anch’egli affermato artista, Arnaldo intraprende i suoi primi studi a Pesaro, per poi trasferirsi a Milano nel 1954, città che diventerà il centro vitale della sua attività creativa.

La sua carriera si distingue per una straordinaria ricchezza e versatilità. Non solo scultore, ma anche uomo di teatro, appassionato di poesia e pittura, Pomodoro ha saputo attraversare diversi linguaggi espressivi, mantenendo però nella scultura il suo principale mezzo di esplorazione e comunicazione artistica. È proprio nella materia modellata che trova la forma più profonda del suo pensiero, trasformando ogni opera in una riflessione plastica sulla condizione umana, sul tempo e sullo spazio.

Con Arnaldo Pomodoro, la scultura si allontana definitivamente dai modelli classicheggianti che per secoli hanno dominato l’arte plastica. La sua opera incarna una nuova visione, potente e innovativa, in cui la forma non è più semplice rappresentazione, ma diventa linguaggio, pensiero, tensione interiore. Le sue sculture, spesso segnate da fratture, incisioni e volumi geometrici, parlano con forza del presente e dell’essere umano, traducendo in materia il mondo interiore dell’artista. In questo senso, Pomodoro ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di scultura, rendendola strumento espressivo capace di interrogare, emozionare e far riflettere.

Ed è proprio nel contesto milanese che Arnaldo Pomodoro intreccia rapporti significativi con alcune figure cardine dell’arte contemporanea: Lucio Fontana, Enrico Baj, Armando Milani e molti altri protagonisti che diventano punti di riferimento e interlocutori fondamentali per la sua ricerca.

Le sue prime esperienze espositive, condivise con il fratello Giò Pomodoro, lo vedono protagonista alla Galleria del Naviglio e successivamente alla Galleria Il Cavallino di Venezia, spazi all’avanguardia nella promozione della nuova arte italiana. Nel 1955, si presenta a Roma con il gruppo 3P; fondato insieme a Giorgio Perfetti e al fratello Giò. La capitale, in quegli anni crocevia di artisti e intellettuali internazionali, gli offre l’occasione di confrontarsi con figure di primo piano come il compositore Igor Stravinskij, già collaboratore di Pablo Picasso; l’artista informale Alberto Burri e, infine, Asger Jorn, uno dei fondatori del gruppo CoBrA, le cui ricerche sull’estetica radicale lasciano un’impronta sulla riflessione plastica del giovane scultore.

Il percorso di Pomodoro si apre ben presto al riconoscimento internazionale: nel 1956 partecipa per la primavolta alla Biennale di Venezia e nello stesso anno si reca a Parigi, tappa fondamentale del suo itinerario artistico, dove incontra Alberto Giacometti, figura chiave della scultura europea del Novecento.

Negli anni Novanta, dopo aver consolidato una presenza prestigiosa nelle principali rassegne artistiche internazionali, viene fondata la Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano. Questa istituzione nasce con l’obiettivo di tutelare, promuovere e diffondere l’opera dell’artista, oltre a sostenere nuove forme di ricerca e sperimentazione nel campo della scultura contemporanea.

La scultura costituisce il fulcro della ricerca artistica di Arnaldo Pomodoro sin dagli esordi. Le sue prime opere, di dimensioni contenute, indagano le forme geometriche, quali sfere e coni che diventano una metafora inusuale dell’interiorità umana.

A partire dal 1966, l’artista si dedica a sculture di grande formato, in cui predilige l’uso del bronzo, destinate agli spazi pubblici, tra cui la celebre Sfera grande realizzata per l’Expo di Montreal. Le sue opere, presenti in diverse città tra cui Milano, Brisbane e Los Angeles, interagiscono con l’ambiente urbano attraverso forme spesso lacerate, capaci di evocare mondi nascosti.

Parallelamente alla scultura, Pomodoro ha sviluppato una significativa produzione di bassorilievi, colonne e murales, tra i quali si distingue Omaggio alla civiltà tecnologica a Colonia, testimonianza della sua poliedrica espressività.

La sua eredità, custodita nelle monumentali opere disseminate in tutto il mondo e nella Fondazione che porta il suo nome, continuerà a ispirare generazioni di artisti, studiosi e appassionati. Arnaldo Pomodoro non è stato soltanto un innovatore del linguaggio plastico, ma un interprete profondo dell’esperienza umana, capace di dare forma al pensiero attraverso la materia. Nel ricordarne la figura e l’opera, resta viva la consapevolezza che l’arte – come egli ha saputo dimostrare – è un ponte duraturo tra visibile e invisibile, tra presente ed eterno.

“Per me la massima aspirazione è quella di avere come ambiente, per le mie opere, l’aperto, la gente, le case, il verde. Sono perciò contento che molte mie sculture siano collocate in importanti piazze del mondo e in luoghi significativi, come il piazzale delle Nazioni Unite a New York.”