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Cancro dell’ovaio: Un controllo che può salvare la vita

Giuseppe Manfra

Giuseppe Manfra

Autore di +Plus! Magazine

Perché il follow-up ginecologico resta fondamentale anche dopo la menopausa

Il tumore dell’ovaio è tra le neoplasie ginecologiche più insidiose. Colpisce prevalentemente le donne dopo i 50 anni e, a differenza di altri tumori, tende a svilupparsi in modo silenzioso, senza sintomi chiari nelle prime fasi. È proprio questa natura “invisibile” a renderlo così pericoloso: nella maggior parte dei casi, la diagnosi arriva quando la malattia è già in uno stadio avanzato.

Per questo motivo, continuare i controlli ginecologici anche dopo la menopausa non è solo consigliato, ma vitale. La fine del ciclo mestruale non coincide con la fine del rischio oncologico. Al contrario, è in questa fase della vita che il corpo femminile può manifestare più facilmente alterazioni cellulari legate all’età, ai cambiamenti ormonali e a fattori genetici.

Diversi studi internazionali – tra cui quelli pubblicati su The Lancet Oncology e Gynecologic Oncology Reports – mostrano che oltre il 70% dei tumori ovarici viene diagnosticato allo stadio III o IV, quando la prognosi è meno favorevole. Tuttavia, nelle pazienti in cui la malattia viene individuata precocemente, le possibilità di sopravvivenza superano l’85%.

Il problema principale è che non esistono ancora test di screening affidabili per la popolazione generale. L’esame del sangue per il marcatore CA-125 e l’ecografia transvaginale possono aiutare, ma non sono sufficienti a garantire una diagnosi precoce universale. Per questo la visita ginecologica periodica, anche in assenza di sintomi, resta l’unico vero strumento di sorveglianza efficace.

Dopo la menopausa, il corpo cambia e i segnali di allarme possono essere sfumati: gonfiore addominale, disturbi digestivi, senso di pesantezza pelvica o dolore lombare vengono spesso attribuiti ad altre cause. Ma ignorarli può ritardare la diagnosi di mesi preziosi.

Gli esperti della Società Europea di Oncologia Ginecologica (ESGO) e dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) sottolineano l’importanza di un follow-up annuale anche in età post-menopausale, soprattutto per le donne con storia familiare di tumori ginecologici o mutazioni BRCA1 e BRCA2.

Oltre agli esami clinici, oggi la prevenzione passa anche attraverso stili di vita salutari: mantenere un peso corporeo adeguato, seguire una dieta ricca di frutta e verdura, ridurre l’alcol e non fumare sono abitudini che contribuiscono a ridurre il rischio complessivo di tumori.

In definitiva, la menopausa non segna la fine della cura di sé, ma l’inizio di una nuova fase di consapevolezza. Continuare a prendersi cura della propria salute ginecologica significa proteggere il proprio futuro.

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