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IL VALORE DEI VALORI

Chiara Tamburrino

Chiara Tamburrino

Chiara Tamburino è una studentessa di giurisprudenza, da sempre appassionata di fashion design. Scrive per creare uno spazio in cui ogni trend trovi la sua misura: cucito su chi lo indossa, oltre il bagliore dei flash. "Ti ho riservato un posto in prima fila, per guardare le tendenze prendere forma."

LA COMMERCIALIZZAZIONE DELLA REALTA ATTRAVERSO L’IMMAGINE

Maggio è, in molti sensi, il mese della moda: tra il MET gala e il festival di Cannes, i Red carpet ogni anno catturano l’attenzione del mondo, alimentando ammirazione, dibattiti e polemiche che sembrano esaurirsi nel giudizio di un abito.

 ciò che si rivela interessante spesso però non è visibile sul tappeto rosso, ma nel sistema mediatico che ruota attorno agli eventi trasformando ogni condivisione in marketing globale.

Se un tempo infatti l’immagine di una celebrità poteva impiegare settimane a raggiungere il pubblico, oggi l’osservatore sembra essere presente in tempo reale: perché limitarsi alla vetrina di una boutique  quando un brand può diventare perennemente osservabile?

In un ecosistema dominato dai social media, il valore del prodotto è sostenuto dalla sua capacità di generare attenzione, e ad essere consumato è prima di tutto il simbolo che esso rappresenta: un’esperienza, un’appartenenza, una storia.

Proprio La familiarità con termini quali “storytelling” e “brand experience” ci mostra che viviamo in quella “società dello spettacolo” di cui parlava Guy Debord già nel 1967, preannunciando la nostra realtà dove sono le immagini a plasmare la vita sociale, rendendoci spettatori delle nostre stesse relazioni.

Gli attori protagonisti sono le “voices”: attori, modelle e influncers si trasformano in “brand ambassardors”. La loro immagine promuove un mondo di significati – il cosiddetto aesthetic- con cui siamo chiamati a identificarci.

In questo senso, il red carpet diventa un palcoscenico potente e l’attenzione del pubblico la risorsa più preziosa da contendere a qualsiasi costo, anche quello della credibilità

Quindi qual è il vero prezzo della “red carpet economy”?

Se produrre attenzione è lo scopo principale, i mezzi attraverso cui raggiungerlo sono potenzialmente infiniti, soprattutto in un momento storico dominato da battaglie sociali E identità collettive.

La sostenibilità, l’inclusività, le culture, diventano strumenti di narrazione della cui immagine si serve il mercato, col rischio di rendere il coinvolgimento, empatico con la loro estetica più che con le reali tematiche.

La nascita di fenomeni come il “class tourism”, con cui si indica la tendenza a trasformare in “esperienza” elementi associati a condizioni economiche meno privilegiate, dimostra che, separato dal proprio contesto originale, qualsiasi cosa può essere un codice.

L’esempio portato inoltre dalla ormai diffusissima romanticizzazione di città come Napoli, cariche di autenticità e dunque potenziale miniera d’oro per qualsiasi brand, ne sacrifica la complessità culturale trasformandola in un marchio più facilmente consumabile.

Non ci resta dunque che chiederci: quando l’autenticità diventa soggetto consapevole di una fotografia può ancora definirsi tale?