Arte

Lalla Esposito: un’artista autentica ed indomabile

Luca De Lorenzo

Luca De Lorenzo

Bass/Baritone, nato a Napoli nel 1987,si è diplomato presso il Conservatorio San Pietro a Majella ed in scenografia all' ABANA. Ha debuttato come cantante in diversi ruoli in teatri italiani ed esteri, dirige Festival musicali, si occupa di scenografia e regia. Come Attore ha lavorato per il teatro e la televisione. Si occupa di divulgazione musicale in teatro e nelle scuole.

Lalla Esposito: un’artista autentica ed indomabile.

Più che un’intervista è una conversazione. Quando si incontra un personaggio come Lalla Esposito, artista e cantante napoletana che ha lavorato con diversi big del teatro italiano, qualcuno direbbe gli ultimi, come Roberto De Simone, Luca De Filippo, Maurizio Scaparro, Giuseppe Patroni Griffi, Enzo Moscato, Elvio Porta e Armando Pugliese, conviene rinunciare a un classico botta e risposta per darsi alla chiacchiera distesa, calma, con spazi e tempi diversi dal solito.Lei è apparentemente un fiume in piena per chi l’ha applaudita a teatro, mentre rivela una capacità di riflessione ormai rara negli artisti di oggi.

Classe 1964, premio alla carriera “Fratelli De Rege”, Lalla Esposito è ormai da tempo presenza fissa accanto a un gigante come Peppe Barra, ne “La cantata dei pastori” e in altri lavori. Per lei il palco resta il chiodo fisso: «Fiction? No, grazie. Il teatro è la mia unica, vera passione».

Lalla Esposito un’artista autentica ed indomabile

Lalla Esposito: un’artista autentica ed indomabile

Ha collaborato con grandi maestri del secondo Novecento napoletano, quali sono le sue impressioni su queste esperienze? In che modo ritiene che la loro eredità influisca sulla scena contemporanea e qual è, a suo avviso, lo stato di salute attuale di quest’ultima?

«Ho avuto l’immensa fortuna, quasi per un fortuito allineamento generazionale, di incrociare il cammino di autentici maestri del Teatro Italiano. Collaborazioni fondamentali che hanno profondamente segnato la mia giovinezza artistica, un periodo in cui ho cercato di assorbire il più possibile da queste personalità carismatiche, figure che incarnavano l’essenza stessa del palcoscenico. Oggi, con un velo di malinconia, devo constatare una rarefazione di questa grandezza. La mancanza di veri maestri si fa sentire, lasciando i giovani attori con un handicap significativo, nonostante la loro fervente volontà di apprendere e crescere. Tuttavia, non tutto è perduto. La possibilità di documentarsi attraverso video, audio e, soprattutto, la lettura, può colmare in parte questo vuoto. Penso, ad esempio, alla drammaturgia di un maestro come Elio Porta, un patrimonio quasi sconosciuto persino alla mia generazione. Al di là del suo contributo al cinema con figure del calibro di Lina Wertmüller e Nanni Loy, ha lasciato capolavori teatrali che meritano di essere riscoperti. Temo che questa ricchezza possa svanire progressivamente se non interviene una decisa volontà di approfondimento.

Sebbene oggi, grazie a strumenti come YouTube, l’accesso alle informazioni sia immediato – un giovane con un semplice click può conoscere la storia di un grande attore o regista – la mia generazione ha dovuto intraprendere un percorso diverso, fatto di ricerca nella memoria altrui, di racconti verbali, ricostruendo così lo stato del Teatro Italiano. Proprio per questo, percepisco una forte determinazione nel non lasciare morire il teatro, nel preservarne la memoria viva attraverso la trasmissione del sapere e la riscoperta dei suoi giganti. È un compito che ci riguarda tutti: onorare il passato per nutrire il futuro del nostro palcoscenico.»

Lalla Esposito un’artista autentica ed indomabile 2

Lalla Esposito un’artista autentica ed indomabile

Da qualche tempo duetta con Peppe Barra. Come descriverebbe la vostra intesa sul palco, che sembra quasi andare a memoria?

«Sì, è un incontro che per me ha due facce, profondamente intrecciate. Da una parte, naturalmente, c’è un rispetto e un’ammirazione sconfinati per Peppe Barra. Ricordo ancora vividamente la prima volta che andai a teatro, avevo appena tre anni, e lo spettacolo era proprio La Gatta Cenerentola del compianto maestro Roberto De Simone, scomparso di recente. Fu un’esperienza che segnò la mia infanzia e, in un certo senso, diede il via al mio desiderio di fare teatro. Ritrovarmi oggi su un palcoscenico con Peppe Barra, in ogni replica a Sant’Arpino, mi riporta inevitabilmente a quella bambina di tredici anni che chiedeva per la prima volta di assistere a uno spettacolo teatrale e che ebbe la fortuna di vedere proprio lui. Credo che il primo impatto con il teatro sia fondamentale.

Ma c’è anche un’altra faccia di questo incontro ed è quella fatta di grandissima amicizia e stima reciproca. Questo si traduce in un grande gioco scenico tra noi. In qualche modo, quando siamo insieme, tutto diventa più leggero, più fluido, proprio grazie a questa formula magica che il gioco crea. Tuttavia, non dimentichiamo mai la statura artistica e la personalità imponente con cui stiamo giocando: quella di Peppe Barra. Questa consapevolezza rende il gioco ancora più divertente e, soprattutto, incredibilmente costruttivo per me come artista.»

Guardando alla sua carriera, quali momenti ricorda con maggiore gioia e quali rimpianti porta con sé?

«I momenti più vividi nella mia memoria sono sicuramente molti, proprio perché ho avuto l’immensa fortuna di incontrare dei veri maestri. Inizio col citare l’incontro con Toni Servillo, uno dei primi che ha profondamente influenzato il mio gusto e la mia direzione nel teatro. Poi ci sono stati gli incontri fondamentali con Roberto De Simone e Nicola Piovani, figure che, per quanto riguarda l’aspetto musicale, hanno lasciato un segno indelebile nel mio percorso artistico.

Un’esperienza particolarmente significativa è stata la collaborazione con Armando Pugliese. Tra i tanti spettacoli che ho fatto con lui, ricordo con emozione Masaniello, in cui mi affidò il mio primo ruolo da protagonista, Bernardina, poi, Teresa Sorrentino. Si trattava di un testo di Elio Porta che, con grande impegno, Armando e io abbiamo trasformato in scena, lavorando su un monologo molto complesso. Armando era per me un’anima esterna, capace di descrivermi aspetti di me che forse nemmeno conoscevo, tirando fuori un mio stupore interiore. Grazie a lui, ho scoperto sfumature della mia espressività che ignoravo.

Molto importante è stato anche l’incontro con Enzo Moscato, ma quello apre un altro capitolo, legato alla poesia che egli infondeva nella messa in scena. Era un aspetto quasi onirico, viscerale, che ha rappresentato un’altra parentesi fondamentale del mio percorso, ma che ha contribuito ad accrescere ulteriormente il mio amore e la mia passione per ciò che faccio.»

Oltre alle sue esperienze di prosa, il canto gioca un ruolo importante nel suo percorso. In che modo ritiene che il canto arricchisca il teatro e viceversa?

«Per me musica e teatro sono due elementi indissolubili, un’unica entità. Non riesco a concepirli separatamente; nel mio immaginario artistico, hanno sempre viaggiato di pari passo. Un teatro senza musica mi sembra incompleto, così come una musica priva di una dimensione teatrale perde parte della sua forza espressiva. Ho sempre pensato, e questa convinzione si è rafforzata affrontando il teatro di Raffaele Viviani, autore che amo profondamente, che la musica intervenga nel momento in cui la parola non è più sufficiente. Nelle opere di Viviani, quando i personaggi sono al culmine dell’emozione, quando il linguaggio parlato non basta più a esprimere la profondità dei loro sentimenti, ecco che irrompe il canto.

Non si tratta semplicemente di una canzone, ma di qualcosa che aiuta l’anima a manifestarsi nella maniera più autentica e profonda.Quindi, per me, il canto e la musica a teatro entrano in gioco proprio quando la parola da sola non riesce più a veicolare appieno ciò che si vuole comunicare, liberando un’emozione che altrimenti resterebbe inespressa.»

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Lalla Esposito un’artista autentica ed indomabile

Ha mai ricevuto proposte per lavorare in fiction? Qual è la sua opinione riguardo a questo tipo di produzioni, considerando che molti dei suoi colleghi sono coinvolti in esse?

«Sì, ho fatto diversi provini per fiction. Diciamo che non c’è stato un grande feeling reciproco: io non ho trovato progetti che mi entusiasmassero particolarmente e, a quanto pare, io non rientravo nelle loro scelte. Le guardo, alcune le apprezzo, altre meno. Tuttavia, devo dire che, pur essendomi divertita quando ho avuto esperienze cinematografiche, non è lì che sento la mia vera vocazione. Il mio lavoro, la mia vera passione, rimane il teatro, senza alcun dubbio.»

Grazie a Lalla Esposito.