Napoli, Divina Memoria: Opera House ricorda Michael Aspinal
Il soprano che sorprendeva.
Napoli, Opera House ricorda Michael Aspinall – Villino Manina, 15 novembre, ore 12

Accade, di rado, che il riso sia la forma più alta della filologia. Michael Aspinall lo ha dimostrato per oltre mezzo secolo, con la serietà dei veri buffoni e la scienza dei veri dotti: due razze che la cultura italiana, per pigrizia accademica, tiene ostinatamente separate, e che invece Rossini e Donizetti, e prima di loro i comici dell’Arte, sapevano essere una sola.
Nato a Stockport, alle porte di Manchester, il 31 ottobre 1939, laureato in lingua e letteratura italiana nell’ateneo mancuniano, allievo di canto a Londra di Anthony Benskin e poi, dal 1966, a Roma di Vincenzo D’Alessandro e Adolfo Baruti, Aspinall scelse l’Italia come si sceglie una sposa: per sempre, e senza biglietto di ritorno. Roma prima, Napoli poi; e Napoli fino all’ultimo respiro, lo scorso 10 luglio, a ottantasei anni. La città, pochi mesi innanzi, gli aveva appuntato al petto la propria Medaglia: tardiva come tutte le gratitudini partenopee, ma non per questo meno sincera.
Il mondo lo conobbe come The Surprising Soprano. In crinoline, piume, perle e cappelloni da primadonna vittoriana (quello che campeggia sulla locandina basterebbe a un trattato di storia del costume), cantava in falsetto Traviata, Tosca, Gioconda, perfino i Lieder di Schubert; e la sala rideva. Ma rideva, si badi, d’un riso che presupponeva l’orecchio. Sotto la parodia c’erano il trillo vero, la messa di voce vera, il portamento ottocentesco rifatto con l’esattezza d’un restauratore. La parodia, ce l’ha insegnato Aristofane, è anzitutto critica; e quella di Aspinall era critica vocale in atto: le idiosincrasie d’una Patti o d’una Melba colte con l’occhio del clinico e restituite in uno specchio deformante che, deformando, rivela. Il disco Decca del 1976 ne fissò l’arte; la Town Hall di New York, nel 1987, ne sancì la fama.
Il teatro, quello vero, lo volle in parti che parevano scritte per lui. Dopo una Norma comica a Roma nel 1969 e la tournée con La vispa Teresa di Paolo Poli (e chi serbi memoria di quel genio fiorentino del travestimento intenderà quale scuola fosse), vennero Mamma Agata nelle Convenienze ed inconvenienze teatrali di Donizetti (1972), la Mother Goose del Rake’s Progress stravinskiano al Maggio Musicale Fiorentino (1982), la Pubblica Opinione nell’Orfeo all’inferno di Offenbach alla Fenice (1985), la Vera Venere nel Divertimento de’ numi di Paisiello qui a Napoli (1996).
Ma accanto al Pulcinella in crinolina viveva il dottore in vocalità. Aspinall scrisse di Caruso e di Tamagno, di Viñas, della Patti e della Melba con una competenza che pochi musicologi di cattedra possono vantare, perché nasceva dall’ascolto ossessivo dei cilindri e dei 78 giri e dal possesso fisico della tecnica di cui ragionava. Firmò note per ristampe discografiche storiche, pubblicò saggi (in tedesco soprattutto) per la stampa specializzata, compose per Montserrat Caballé cadenze rossiniane, per La donna del lago tra l’altro. E qui il cerchio si chiude: ché la cadenza è precisamente il luogo dove il cantante dimostra di saper inventare dentro uno stile. Insegnò canto a Roma, Milano, Napoli e in Sicilia, al Conservatorio di Trapani dal 1998; mise in scena Cimarosa e Donizetti al Belcanto Festival di Dordrecht. Fu, infine, archeologo della canzone napoletana d’Ottocento e primo Novecento, che amò con la dedizione dei convertiti.
Il suo archivio di libri e di dischi è ora destinato alla Biblioteca provinciale Mellusi di Benevento. Ma l’archivio più prezioso, quello custodito nella memoria di chi lo ascoltò, lo frequentò, gli fu allievo o complice di palcoscenico, resta affidato agli amici. Ed è a loro che Napoli Opera House dà ora la parola.
Al Villino Manina, una cadenza d’inganno

Si intitola Divina memoria, e non poteva chiamarsi altrimenti: divina come le dive che Aspinall resuscitava e insieme irrideva; e memoria, che nel mito greco è Mnemosine, madre delle Muse. Domenica 15 novembre, alle ore 12, il Villino Manina di via Guido Capozzi accoglierà una mattinata interamente consacrata al suo ricordo, promossa da Napoli Opera House all’interno di Cadenze d’inganno, la stagione concertistica 2026-2027 diretta da Luca De Lorenzo.
Il titolo della rassegna, del resto, sembra coniato per l’occasione. La cadenza d’inganno è quel momento dell’armonia in cui l’orecchio attende la tonica e la musica, con un sorriso, devia altrove. Ora, che cos’era l’arte di Aspinall se non una perpetua cadenza d’inganno? Lo spettatore attendeva la diva e trovava l’uomo; attendeva lo sberleffo e trovava la scienza; credeva di ridere della Patti e scopriva di averla, finalmente, capita.
A ricomporne il ritratto saranno voci diverse, come diverse furono le sue vite: la penna dello scrittore Sergio Ragni; lo sguardo di scena dei registi Riccardo Canessa e Stefano Vizioli; l’orecchio critico di Dario Ascoli; la musica di Gioacchino Zarrelli.
A tenere le fila della conversazione, con la dottrina e la misura che gli sono proprie, il professor Massimo Lo Iacono. Non un convegno funebre, dunque, ma un salotto d’amici: quello che l’inglese più napoletano del secolo avrebbe gradito, e magari interrotto con un acuto in falsetto.
E poiché d’un cantante non si fa memoria soltanto a parole, non mancherà un piccolo omaggio in musica. Al pianoforte siederà Mario Buonafede, che più volte accompagnò Michael nelle sue tournée e ne conobbe da vicino respiri, rubati e capricci di primadonna; accanto a lui il giovane controtenore Kevin Catone, voce di quella stirpe di falsettisti che Aspinall frequentò da studioso prima ancora che da interprete. Un passaggio di testimone, se si vuole: dall’amico che custodisce la memoria all’erede che la porta avanti.
Divina memoria. Giornata dedicata alla memoria di Michael Aspinall
Quando: domenica 15 novembre 2026, ore 12.00
Dove: Villino Manina, via Guido Capozzi 5, Napoli
Modera: prof. Massimo Lo Iacono
Ingresso: gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria
Info e prenotazioni: 376 2083 821 · [email protected]