Salute

Psoriasi: una malattia che si vede, ma che colpisce anche dentro

Giuseppe Manfra

Giuseppe Manfra

Autore di +Plus! Magazine

Non è solo un problema di pelle. La psoriasi compromette la qualità della vita, soprattutto in primavera e d’estate, quando il corpo si scopre. Ma oggi esistono terapie efficaci che permettono di riprendere il controllo e riconciliarsi con il proprio corpo.

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, non contagiosa, che interessa circa 2 milioni di persone in Italia. Si manifesta con la comparsa di placche spesse, arrossate e squamose, localizzate spesso su gomiti, ginocchia o cuoio capelluto. Ma oltre ai segni visibili, questa patologia ha un impatto profondo sulla qualità della vita, sia sul piano fisico che psicologico.

Il disagio della pelle “nuda” in primavera ed estate

Con l’arrivo della bella stagione, molte persone affette da psoriasi vivono un momento delicato. Esporre la propria pelle significa, per molti, esporsi anche allo sguardo e al giudizio degli altri. In Italia, il senso di vergogna e di stigmatizzazione legato alle malattie della pelle è ancora forte. Questo disagio sociale può generare stress, che a sua volta può scatenare o peggiorare le fasi infiammatorie della psoriasi, creando un vero e proprio circolo vizioso.

Secondo il professor Joel Gelfand, dermatologo e direttore del Psoriasis and Phototherapy Treatment Center presso l’Università della Pennsylvania (USA), “la stigmatizzazione sociale nei confronti delle persone con psoriasi è una delle sfide più sottovalutate. In numerosi studi internazionali è emerso come la psoriasi impatti profondamente sull’equilibrio psicologico, influenzando la vita quotidiana e le relazioni sociali”. Il risultato è che molte persone rinunciano ad abiti estivi, al mare, allo sport all’aperto. La dimensione emotiva e relazionale della psoriasi è ancora troppo spesso ignorata.

Riprendere il controllo: si può

La buona notizia è che la psoriasi si può controllare, e anche con ottimi risultati. Un follow-up regolare con il dermatologo è essenziale per adeguare il trattamento all’andamento della malattia. Oggi esistono molte opzioni terapeutiche, e vivere male a causa della psoriasi non è più inevitabile. “Quando i pazienti continuano a soffrire, spesso è perché non stanno ricevendo la terapia più adatta. Oggi disponiamo di strumenti molto più efficaci rispetto al passato”, sottolinea il prof. Gelfand.

Per molte persone, i trattamenti topici — creme e pomate — sono sufficienti a ridurre le manifestazioni. In altri casi può essere utile la fototerapia o l’uso di farmaci sistemici. Per le forme moderate e gravi, le terapie biologiche somministrate per via sottocutanea rappresentano oggi una soluzione molto efficace, con risultati rapidi e duraturi.

Il professor Gelfand incoraggia i suoi pazienti con un messaggio chiaro: “La psoriasi non è un problema estetico, ma una malattia sistemica, cronica, che può essere gestita efficacemente. Va trattata con serietà, anche perché è associata a un’infiammazione persistente che può favorire altre patologie, come artrite psoriasica, diabete e problemi cardiovascolari”.

Le più recenti linee guida coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità confermano l’efficacia dei trattamenti moderni, dai derivati della vitamina D ai farmaci biologici, offrendo percorsi terapeutici sempre più personalizzati.  (Istituto Superiore di Sanità – Linee Guida Psoriasi Linea guida sulla psoriasi)

Mostrare la pelle per riconciliarsi con se stessi

Quando la malattia è sotto controllo, grazie a una terapia personalizzata, gli effetti positivi non si fermano alla pelle. Migliora la fiducia in sé, si recuperano le relazioni sociali, la serenità nella vita intima e professionale. “Spesso sento dire ai pazienti che la loro vita è cambiata”, racconta Gelfand. “Ed è comprensibile. Mostrare la propria pelle significa accettarsi, e questo è fondamentale per vivere pienamente.”

Il suo ultimo invito è rivolto a chi ha perso fiducia nei trattamenti: “Non abbiate timore di consultare di nuovo uno specialista. Alcuni mi dicono: ‘Non voglio una terapia a vita’. Ma è la psoriasi ad accompagnarci per tutta la vita, non necessariamente il farmaco. L’importante è trovare quello giusto, per tornare a vivere davvero”.

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