Tesori dei Faraoni
La mostra delle meraviglie alle Scuderie del Quirinale.
Si sta’ svolgendo ormai da fine ottobre dello scorso anno e proseguirà poi fino all’inizio di maggio 2026 (previa eventuale proroga), nella prestigiosa cornice delle Scuderie del Quirinale a Roma, la strabiliante mostra “Tesori dei Faraoni”.
Il pubblico italiano sta in questi mesi avendo l’eccezionale possibilità di ammirare ben 130 pezzi archeologici di valore storico-culturale inestimabile che, per la prima volta nella loro storia, hanno lasciato la loro Nazione d’origine ovvero l’Egitto per approdare nel Bel Paese. Per la prima volta, dunque, possono balzare agli onori della cronaca personaggi, faraoni, principi, principesse e dignitari di corte, che, a causa del periodo storico in cui le loro tombe e quindi i loro corredi funebri sono stati ritrovati, non hanno avuto la “fortuna” di essere più comunemente ricordati come è accaduto per Ramses, Tuthankamon e la celeberrima Cleopatra.
La mostra è suddivisa in due macro-sezioni che riempiono i due piani delle Scuderie. Ad accogliere il visitatore nella prima sala sfavillanti oggetti in oro massiccio. Sotto lo sguardo vitreo del sarcofago aureo della regina-faraone Ahhottep II, si può ammirare la collana appartenuta al faraone Psusennes.

Questa collana, risalente alla XXI dinastia, è considerato l’oggetto in oro più grande mai rinvenuto nella storia dell’archeologia egizia: con un diametro di 35 cm e 7 fili formati a loro volta da cinquemila minuscoli dischetti d’oro raggiunge infatti il ragguardevole peso di circa 8 kg.
Altri oggetti visibili alla mostra e appartenuti sempre al faraone Psusennes sono i “copri dita in oro”, utilizzati per evitare accidentali rotture della mummia del faraone stesso, una seconda collana realizzata con vaghi (ndr. perlina) di lapislazzuli e oro, ma anche una coppa in oro massiccio, dono funebre ricevuto da sua moglie, dalla leggiadra forma di cigno ed utilizzabile dal faraone per bere, una volta arrivato nell’aldilà, nei campi di Yaru, vino, miele o birra.

A riportare alla luce la tomba del faraone Psusennes, con tutto il corredo funebre in essa contenuta, è stato, quasi casualmente, nel 1939, l’archeologo francese Pierre Montet che stava lavorando nel nord dell’Egitto più precisamente a Tanis: neanche lo stesso egittologo aveva previsto di rinvenire una tomba di tale imponenza in quest’ area. Purtroppo, la tomba è stata trovata alla vigilia della seconda guerra mondiale in Europa e ciò, come detto, ha attirato pochissima attenzione su di sé lasciando quasi nell’oblio della memoria questi oggetti eccezionali.
Proseguendo lungo il percorso di visita si possono scorgere altri oggetti preziosissimi ma anche altri che raccontano schegge di vita quotidiana: un letto funebre, nero non perché il nero fosse il colore del lutto ma perché come il “nero limo” che fertilizza i campi e riporta la vita così il nero era considerato colore beneaugurante, proveniente dalla tomba di Tomba di Yuya e Tuya (KV46) nella Valle dei Re a Luxor e risalente alla XVIII dinastia, un poggiatesta in alabastro appartenuto al faraone Pepi, rinvenuto a Saqqara e risalente alla VI dinastia, ma anche specchi in bronzo, coltelli e oggetti sacri.
A chiudere il percorso ci si imbatte nella cosiddetta “Tavola Bembina” o mensa Isica. Questo reperto proviene dalle collezioni del museo egizio di Torino dove è giunta dopo un tortuoso passaggio da vari proprietari soprattutto nell’epoca medievale e poi rinascimentale. Nel periodo compreso tra I secolo a.C. ed il I-II sec. d.C. a Roma era scoppiata una vera e propria egittomania. In quel periodo storico si è pensato dunque di realizzare questa tavola metallica sulla quale sono riportate le varie divinità proprie del Pantheon egizio, prime fra tutte la dea Iside che fa bella mostra di sé nel tempietto al centro della tavola stessa e di contornare le figure con una fascia in cui sono incisi dei caratteri geroglifici.
Ad uno studio attendo si è capito che questi geroglifici però non hanno significato alcuno: i segni tipici della scrittura egiziana sono stati apposti solo per una velleità artistica poiché, molto probabilmente al momento della realizzazione della tavola bronzea, si era perduta la capacità di lettura e scrittura con i caratteri dell’antico Egitto.
In conclusione sottolineiamo un triste accadimento: era infatti destinato a fare bella mostra di sé nelle vetrine delle scuderie del Quirinale anche un bracciale in oro massiccio

appartenuto al faraone Amenemope vissuto nella XXI dinastia, ma purtroppo questo reperto non è mai arrivato alla destinazione finale. Cosa è accaduto?
Poco prima di essere inviati verso l’Italia tutti i monili in oro destinati alla mostra sono stati sottoposti alle cure di alcuni restauratori egiziani, ma uno di questi oggetti, ovvero il bracciale in oro massiccio risalente a tremila anni fa, un unicum nel suo genere è stato rubato! La cosa ancor più terribile è stato il destino riservato al bracciale: uno dei restauratori ha confessato di essere stato l’esecutore del furto e di aver provveduto a sciogliere la refurtiva, incassando in totale circa 3400€, una somma irrisoria se si pensa al valore intrinseco del meraviglioso oggetto, ora perduto per sempre.
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