Architettura e Paesaggio

Il castello di roccia nella campagna di Frigento

Giuseppe De Pascale

Giuseppe De Pascale

Scrivo di “castelli” perché mi appassiona questa architettura storica e studio per capirne di più. Scrivo anche di architettura e paesaggio guardando cosa vedo quando ci passo o ci sono dentro.

Il castello di roccia nella campagna di Frigento, La preta re lo piesco.

Il castello di roccia nella campagna di Frigento

«Come se quello che resta della rocca e la pietra formasse una cosa sola con la fortezza prestabilita dalla natura stessa del sito arduo e inaccessibile». È stata la prima descrizione che mi è venuta in mente quando sono giunto in questo (per me) sperduto posto trovato solo grazie alla guida del navigatore satellitare. Sapevo della suggestiva esistenza di un masso erratico con sopra ruderi di edificato storico, il tutto piantato in mezzo a questo scosceso paesaggio agricolo, che declina ad Est verso il corso dell’Ufita e da cui si intravede solo qualcuno dei distanti abitati punteggianti le alture circostanti: Sturno, Castel Baronia, Carife e forse si arriva a traguardare fino a Rocca San Felice e Torella dei Lombardi. L’attuale tenimento amministrativo del sito è Frigento.

Questo posto è una singolarità. Uno di quelli dove ti viene da comprendere che per lo più i castelli delle aree interne non hanno tipizzazione precostituita ma, piuttosto, sono esiti di una situazione di castello o di fortificazione in genere.

Il castello di roccia.jpg

Immaginando il sistema difensivo che fosse qui approntato, forse il “ciesco” ovvero la roccia affiorante poteva essere in passato più elevatamente emergente dal terreno. Cosicché la residua merlatura ivi presente era incombente e non ad altezza degli assalitori o assedianti in avvicinamento.

La muratura impostata sulla roccia ha impianto planimetrico rettangolare, per quanto giunto fino ad oggi si è in presenza di una tozza fortificazione, con la roccia a fare da elevato e la muratura ad essere direttamente e solo il coronamento difensivo merlato.

La scarna documentazione storica riferisce di una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele in luogo de “lo Piesco”. I secoli di riferimento sono quelli dopo l’anno mille caratterizzati dalla presenza normanna in queste terre. Attestazioni successive negli anni dal 1207 al 1209, censiscono il rupestre edificato come una fabbrica religiosa appartenente alla emergente potenza feudale della provincia interna, il Monastero di Montevergine.

Eventi calamitosi naturali e ciclici riguardanti la popolazione, dovettero determinare l’abbandono del sito consegnandolo alla sua secolare condizione di rudere.

Se della passata fortificazione resta la conformazione delle feritoie ad arciere visibili nella muratura merlata, della chiesa o cappella poco è riconoscibile allo stato, se non quelle due residuali parti di nicchia ad arco appena identificabili e presenti nel tratto murario interno, dopo l’apertura di accesso che fa ascendere all’interno del sito roccioso.

La debole figurazione della statua di San Michele Arcangelo eretta da un decennio in cima al bordo dei ruderi a Nord, può poca cosa nell’imprimere diversa forza visiva e paesaggistica a questo castello di roccia, che in estate si contorna di rotoli di fieno e nel resto dell’anno, emerge dal verde della campagna svettando sul quel nastro di via che lo borda recando una tabella di strada senza uscita.

Una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele.jpg

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